2018…just going with the flow.

Tag

, , , , , ,

Come si chiamano quelli che tentano di deviare il corso dei fiumi per irrigare zone nuove?
Non lo so.
Ma io mi sento così.

Caro 2018, ciao!
Ti ho volutamente ignorato. Non ho dato importanza al tuo arrivo se non per festeggiare mia sorella- nata a Capodanno- o per inaugurare una nuova agenda.
Niente bilanci sul passato né propositi per il futuro.
Niente liste, progetti, piani…niente di niente.
Quest’anno I’m just going with the flow, seguo la corrente.
Bella quest’espressione vero?
L’ho letta per la prima volta la scorsa estate e mi è rimasta in testa.
Sto provando a farla mia, a farne il mood di questo 2018, mentre imparo a decostruire.
Senza badare alla fatica che ho fatto per far scorrere quel fiume nel letto che per lui avevo preparato, proverò ad immaginare le mille cose nuove che potranno nascere da un percorso inaspettato.
Come quando volontariamente lascio la strada principale di una nuova città per infilarmi a caso nel dedalo di minuscole viuzze che da essa partono, per il semplice gusto della scoperta, per il puro piacere dell’inaspettato.

Non dico che mollerò la mia comfort zone, sia chiaro, ma aprirò un varco fra essa e tutto il resto, per poterne uscire ed entrare quando e come mi pare…e non quando e come si deve.
Se, come qualcuno mi ha detto, posso liberamente essere tutto e il contrario di tutto, allora perché non provarci?

Caro 2018,
ti invito a bere un caffè, come faccio con qualcuno che conosco poco.
Chissà che passo passo non si arrivi a prendere un caffè come fra buoni amici.

Annunci

#Wonder: non puoi nasconderti se sei nato per emergere.

Tag

, , , , , , , , , , ,

-Ciascuno di voi si presenti e ci dica due cose di sé che non conosciamo.
-Mi chiamo August ‘Auggie’ Pullman, ho una sorella che si chiama Via, un cane che si chiama Daisy e adoro Star Wars…ops, ho detto tre cose.

Auggie ha 11 anni e risponde così alla domanda che Mr.Browne fa ai suoi nuovi alunni durante il primo giorno di scuole medie.
Quella di Auggie è la normale vita di un ragazzino di undici anni, se non fosse per una evidente deformazione cranio facciale che attira inevitabilmente l’attenzione su di sé.

E Auggie odia gli sguardi della gente e per questo, quando va in giro, indossa spesso un casco da astronauta che lo protegge.

Dopo 27 operazioni e anni di #homescooling con la sua mamma, è arrivato anche per lui il momento di entrare in classe e affrontare insegnanti e compagni di scuola.
Auggie ha paura e ne hanno anche i suoi genitori che hanno preso questa decisione, ma tutti e tre sanno che la socializzazione e il confronto con il mondo esterno sono un passaggio fondamentale per la vita e l’indipendenza di un individuo.

L’avventura di Auggie ha così inizio…

Ho chiesto al mio giovane amico Lorenzo, che come me ha letto #Wonder e ha visto il film omonimo nelle sale in questo periodo, di dirmi cosa ne pensa.
Lorenzo ha 12 anni e il suo sguardo su tutta la storia sarà sicuramente diverso dal mio, che sono un po’ più grande, ma quasi sicuramente più diretto e immediato.

Wonder, scritto da R.J. Palacio, è un libro bello e molto emozionante, mi scrive Lorenzo, anche se in qualche passaggio un po’ triste.
La versione cinematografica della storia è abbastanza fedele al libro, anche se presenta qualche differenza che salta subito agli occhi di chi, come me, ha letto prima il libro e poi ha visto il film:

-nel film non viene citato Christopher, il miglior amico d’infanzia di Auggie
-il personaggio di Summer è meglio sviluppato nel film
-Daisy, il cagnolino di Auggie, ha una storia diversa nella versione letteraria

Lorenzo non vi svelerà altre differenze -gli spoiler proprio non gli piacciono- ma vi invita caldamente non solo a vedere il film ma anche -e soprattutto- a leggere il libro che (udite, udite!) gli è piaciuto anche più del film.

Il mio ‘sguardo adulto’ ha definito la storia di Auggie senza dubbio poetica, sia nella narrazione letteraria che in quella cinematografica
La sindrome di #Treacher-Collins di cui è affetto Auggie, colpisce un bambino su 50mila e causa una deformazione del cranio e del viso piuttosto evidente oltre a innumerevoli problemi funzionali agli organi e ai tessuti da essa coinvolti.
Auggie può entrare per la prima volta in una classe solo dopo 27 interventi (che lasciano evidenti cicatrici sul viso) e un primo ciclo scolastico completato in ambiente domestico con l’aiuto della sua mamma.
Nonostante una spiccata intelligenza e una simpatia fuori dal comune, August deve affrontare gli sguardi e le reazioni di chi, spaventato dalla diversità, arriva a diventare cattivo.
Viene colto dallo sconforto quando subisce i primi atti di bullismo, ma nel confidarsi con sua sorella Via ritrova la fiducia in se stesso e nel rapporto con Jack e Summer, prima, e con tutti i compagni di scuola, poi, il coraggio per affrontare i bulli che lo mettono tanto in imbarazzo.

Non mi dilungherò oltre, potrebbe involontariamente scapparmi qualche spoiler…
Vi invito a leggere il libro e a vedere il film per cogliere tutti gli aspetti di una vicenda importante narrata con poesia e positività.

Se siete curiosi di conoscere tutti i punti di vista della narrazione, fate come vi suggerisce Lorenzo e leggete anche Il libro di Julian, Il libro di Christopher e Il Libro di Charlotte, che adesso trovate editi da Giunti anche in un unico volume, insieme a Wonder naturalmente.

E ricordate che tutti meritano una standing ovation almeno una volta nella vita.
Io sto aspettando la mia e voi?

Buona lettura,

Marghe

 

Il #Christkindlmarkt a Bolzano per iniziare al meglio il 2018

Mi sono riempita gli occhi di montagne.
Io che vengo dal mare – e che al mare torno sempre- sono scesa dalla stazione e mi sono ritrovata davanti il meraviglioso spettacolo delle Alpi, che circondano la città.
Da rimanerci senza fiato…

IMG_20180104_142948

Io e Flavio abbiamo inaugurato il 2018 con un viaggio.
Tutto deciso in meno di mezz’ora, come spesso ci accade ultimamente quando viaggiamo.

Il #Christkindlmarkt a Bolzano era un mio particolare desiderio da qualche anno e siamo partiti proprio nell’anno in cui non avevo pensato di andarci…il caso!
Quest’anno il Mercatino di Natale è giunto alla 27esima edizione ed è il primo dell’Alto Adige insieme a quello della vicina Bressanone.

Piazza Walther è il centro della manifestazione e sembra davvero di entrare in un mondo fatato.
Mi hanno colpito prima di tutto i lampioni: ciascuno di essi (ed erano davvero tanti) era decorato con una enorme corona d’Avvento.

E poi l’odore di spezie e di speck affumicato, il rosso e il verde delle decorazioni più tradizionali, le mille luci calde che illuminavano i tanti alberi di Natale presenti in piazza e la musica, perfetta colonna sonora per una calda atmosfera natalizia.

Nella piazza principale di Bolzano, 80 casette in legno ospitano altrettanti espositori.
Una disposizione ordinata e precisa permette di poterli visitare tutti con calma anche nei giorni di maggiore folla, come è stato lo scorso 6 gennaio, ultimo giorno del Mercatino di quest’anno.
L’artigianato locale la fa da padrone: in piazza possono esporre e vendere solo artigiani che producono a Bolzano i loro manufatti e che usano materie prime locali.
Fra tutte, primeggiano i tessuti dalle tipiche fantasie tirolesi, le candele naturali e le decorazioni in legno di cirmolo, molto usato nell’artigianato artistico e nel design altoatesino.

IMG_20180104_170237

Quest’anno tre postazioni consentivano anche di gustare lo street food tipico.
Speck e formaggi di montagna, bretzel vuoti o farciti, patate al cartoccio, krapfen in vari gusti, il famosissimo apfelstrudel e fiumi di vin brulè accontentavano i palati dei visitatori.

 

E per riscaldarvi a sera, dopo una giornata a passeggio in città, non saprei consigliarvi altro che un buon piatto di canederli. Li ho mangiati allo speck, agli spinaci e al formaggio e li ho trovati deliziosi al punto tale da voler provare a rifarli.

 

La visita di Bolzano centro città richiederà una mezza giornata, pertanto vi consiglio di dedicarvi anche ai dintorni.
Poco lontano dalla stazione dei treni, c’è la funivia (biglietto A/R 10 euro a persona) che in circa un quarto d’ora vi porta ad Oberbozen (Soprabolzano), un piccolo centro situato nella parte alta di Bolzano da cui partono moltissimi sentieri per il trekking.
Anche se non siete attrezzati per una passeggiata montana o, semplicemente, non ne avete voglia, andateci lo stesso per un giro nella piccolissima città che sembra uscita da un racconto e per godervi la vista dalla funivia: vi sembrerà di salire fra le nuvole.

 

Da Oberbozen parte un treno storico (biglietto A/R 6 euro a persona) che vi porta al piccolissimo centro di Collalbo. Troverete uno scenario cittadino molto simile a quello di Oberbozen, ma il paesaggio montano (e innevato, se ci andate in inverno) che vedrete durante il viaggio in treno sarà davvero spettacolare.

IMG_20180105_121656

Ho scoperto che lo sviluppo iniziale di Bolzano è stato favorito dalla presenza di numerose comunità monastiche che hanno occupato il territorio cittadino e dato letteralmente vita alla città, pertanto ci sono molte chiese da visitare.
Se restate in città per un paio di giorni, non perdetevi il Duomo di Bolzano e la Chiesa di San Domenico a -letteralmente- pochi passi da piazza Walther: due diverse espressioni dello stile romanico.

Bolzano soddisferà anche le esigenze degli shopping addicted con una vastissima scelta di negozi e brand.
Se desiderate acquistare moda tipica, vi consiglio di indirizzare la vostra scelta sui cappelli altoatesini con i quali potete rendere originale ed elegante anche il vostro consueto look metropolitano.

Il Loacker Store, infine, può essere il luogo ideale per una pausa golosa in città.
Accomodatevi nella zona bar e ordinate una delle molte proposte del menù, lasciandovi coccolare da uno dei gentilissimi camerieri che ci lavorano.
Potrebbe capitarvi di essere coinvolti in una gustosissima indagine di mercato nella quale vi si chiede di dare un parere sul ‘dolcino del mese’, come è capitato a me.

Bolzano9

 

Di seguito vi lascio un po’ di link utili per un vostro futuro soggiorno in città e se siete social, su Instagram trovate altre foto del mio viaggio all’hashtag #BozenMarghe.

Residence Fink: a pochi minuti a piedi da piazza Walther, camere essenziali, pulite ed accoglienti
Il cavallino bianco: osteria tipica dall’arredo montano e dai prezzi modici. Consigliatissimi i canederli al formaggio e lo stinco di maiale con patate.
Birreria Bierstuben: il legno chiaro e i tessuti verde bosco riscaldano l’ambiente. Assaggiate i loro delicatissimi canederli agli spinaci e il loro gulash accompagnato da canederli allo speck. Se siete appassionati di birre artigianali, scegliete una delle loro birre Forst.

Buon 2018 a tutti,
Marghe.

Tea Party: un’idea per festeggiare a Natale…e non solo.

Tag

, , , , , , , , , , , , , ,

Dicembre è in assoluto il mese che più trascorriamo a tavola.
Le festività da calendario, vengono affiancate da pranzi, cene, aperitivi e brindisi di vario genere, per poter augurare Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti coloro che non si avrà occasione di vedere nei giorni ‘istituzionali’.
Quest’anno io e Mr F. abbiamo deciso di riunire un po’ di amici in un brunch casalingo di cui vi racconterò poi.
Oggi vorrei che leggeste il racconto della mia amica Alessandra -oggi contributor del mio blog-, che qualche anno fa ha organizzato un bellissimo English Tea Party a casa sua, per festeggiare il suo compleanno…che cade proprio in dicembre.
Un Tea Party può essere un’ottima idea per festeggiare con chi volete non solo il compleanno ma anche il Natale, o per ritrovarsi fra un pranzo e un cenone senza appesantirsi ulteriormente.
E se avete un’amica che sta per diventare mamma, potrebbe essere anche un originale Baby Shower (come vedrete dalle foto, Ale era al nono mese).
Bando alle ciance, ecco il racconto di Alessandra.

Alessandra

L’idea del #TeaParty è nata in occasione del mio 31esimo compleanno. Avrei partorito da lì a qualche settimana e volevo festeggiare con le amiche di sempre, poche intime, prima dell’arrivo della cicogna.
La location doveva necessariamente essere un posto al chiuso e caldo essendo dicembre, e quale posto migliore se non la propria casa per ospitare le compagne di una vita e servire qualcosa di originale e al tempo stesso insolito? Non la solita cena, ma un incontro pomeridiano tra amiche per gustare diversi tipi di tè.
Il Tea Party è anche uno dei momenti più belli di quello che considero uno dei miei libri e film d’animazione preferiti: Alice nel Paese delle Meraviglie. La scena che vede protagonisti Alice, il Cappellaio Matto e il Leprotto in quello che è un incontro stravagante, rispecchia in realtà una delle più antiche e solide tradizioni inglesi.

Alice, il Cappellaio Matto e il Leprotto nella famosissima scena del film Disney

Ed è così che, per la prima volta, mi è toccato tirar fuori il servizio da tè in porcellana ricevuto in regalo per le nozze e una di quelle preziose tovaglie in lino ricamato, che si usano per le grandi occasioni, per ricreare la perfetta atmosfera.

Il primo step è stato cercare quante più informazioni possibili sul #rito del tè all’inglese per rispettarne tutti i punti chiave, primo tra tutti l’orario. Gli inglesi sono presi in giro da tutte le culture del mondo per due caratteristiche: poco senso dello humor e tanta precisione.
Alle 17:00 in punto la Regina d’Inghilterra, così come il suo popolo, prende il tè ogni giorno per 365 giorni l’anno. Di certo non avrei potuto stravolgere lo schema nel voler replicare alla perfezione un rito tanto antico, così ho dato appuntamento alle mie ospiti alle 16.45 per riempire le loro tazze alle 17:00 in punto. Questo è quello che suggerisce infatti anche il galateo: anche se dovesse mancare qualche ospite, alle 17 il tè va servito lo stesso ai presenti.

E a proposito di #galateo, durante le mie ricerche mi sono imbattuta in precise #regole riguardanti il rito del tè all’inglese. Ne elenco alcune, o almeno quelle che io ho preso davvero in considerazione:

-L’uso delle tazze e piattini deve essere rigorosamente di porcellana, così come tovaglia e tovaglioli di lino (aboliti tovaglioli o piatti di carta).

-Le posate (possibilmente d’argento) devono essere collocate nella giusta posizione, ad esempio il cucchiaino da tè va alla destra della tazza.

-Vietato usare l’acqua del rubinetto per servire il tè ai nostri ospiti. Una volta bollita, l’acqua viene portata a tavola in una grande teiera (ovviamente di porcellana) e poi la stessa padrona di casa dovrà versarla nelle tazze di ogni invitato.

-Sulla tavola, elegantemente apparecchiata e arricchita con fiori freschi, non devono mancare un piattino con delle fettine di limone, delle zollette di zucchero, e una caraffa con del latte per poter dar modo agli invitati di gustare il tè come meglio loro aggrada.

Anche gli invitati dovrebbero seguire delle regole di galateo, ma nel mio caso non potevo avere tale pretesa: saremmo state lì per divertirci in stile british e non al cospetto di nobili o baronetti.

la tavola apparecchiata

Quanto alle pietanze, la tradizione britannica vuole che vengano serviti sia piatti dolci che salati: l’ora del tè dovrebbe essere una sorta di spuntino, quindi ho dato via libera alla fantasia con sandwiches farciti e muffin salati. Sempre grazie al web, ho potuto replicare la tradizione inglese servendo alle mie ospiti i famosi scones presentati con la Devonshire Cream e marmellata di fragole a parte. Al seguito, pasticcini al burro (utilizzati anche come segnaposto), torta della nonna, deliziosi muffin dolci, e sfogliatine caramellate.

Il protagonista dell’evento: il tè. Non avendo avuto modo di trovare i veri e propri infusi e volendo proporre gusti diversi, mi sono affidata alle classiche bustine andando contro ogni regola! In compenso però, sono stata molto attenta alla presentazione, quindi mi sono procurata una bellissima scatola da tè in legno bianco, stile shabby chic, divisa in più scomparti e con coperchio trasparente, così da poterne guardare facilmente il contenuto.

Il mio consiglio per chiunque voglia riproporre un evento come questo è quello di essere innanzitutto fedeli alla tradizione inglese, ma quanto basta senza esagerare perché in queste cose è anche bello essere un po’ originali e adattare le tradizioni altre alla propria.
Per me è stato un modo diverso per celebrare un compleanno tra amiche, un modo per presentar loro un’altra parte di me, un modo per racchiuderci in un universo femminile stile Virginia Wolf, un modo per stare insieme in una stanza tutta per noi per scambiare chiacchiere tra una tazza e l’altra di té.

Che dite, facciamo insieme i complimenti ad Ale per i suggerimenti che ci ha regalato oggi?

Buon tè a tutti!

 

#TheElfOnTheShelf: a Christmas tradition

Tag

, , , , , , , , , , , , , ,

71rsH466+9L._SL1500_

Nel 2004 Carol Aebersold e Chanda Bell, scrivono e autopubblicano a tiratura limitata -poche copie da vendere in occasione di fiere e festival letterari- il libro dal titolo The Elf on the shelf: a Christmas Tradition (L’elfo sulla mensola: una tradizione di Natale).
Il libro comincia ad avere successo nel 2007, quando l’attrice Jannifer Gardner è stata fotografata con una copia del libro. Da allora, tutto è cambiato per le due autrici.

La storia prende spunto da un’antica #leggenda secondo la quale dei piccoli Elfi, dal giorno del Ringraziamento fino a Natale, si nascondono nelle case dei bambini per riferire a Babbo Natale le azioni buone o cattive che questi ultimi compiono quotidianamente in quel particolare periodo dell’anno.
Nel #libro in questione, la leggenda si colora di tanti piccoli e divertentissimi dettagli.
Innanzi tutto, è necessario dare un nome all’Elfo, della cui presenza tutti devono essere informati.
Durante il giorno, l’#Elfo resta immobile su un comodo punto d’osservazione (che può essere proprio una mensola o il ripiano di un punto della casa) e non deve assolutamente essere toccato da nessuno, pena la perdita dei poteri per l’elfo…e dei regali di Natale per i bambini.
Di notte, però, quando tutti dormono, il piccolo Elfo si risveglia e vola al Polo Nord per raccontare a Babbo Natale tutto quello che ha visto durante il giorno.
Al suo rientro a casa, mentre si muove frettoloso per tornare al suo posto, spesso capita che il piccolo Elfo combini dei pasticci e che, a volte, non riesca a tornare sulla sua mensola.
I bambini, al risveglio, potranno trovare le prove dei #pasticci che l’Elfo ha combinato durante la notte: cereali rovesciati, decorazioni natalizie spostate, biscotti smangiucchiati e piccoli indovinelli o messaggi da decifrare.
E l’Elfo stesso, potrà trovarsi in un punto diverso dalla sua mensola.
In tal caso nessuno dovrà toccarlo e lasciarlo così nella speranza che da solo, nella notte successiva, torni al suo posto.

Gli adulti di casa, ovviamente, animano l’Elfo.
Sarà loro il compito di spostarlo prima che i bambini si risveglino e di inventare le mille avventure del magico abitante di casa.
La mattina di Natale, insieme ai doni, i bambini potranno anche trovare un piccolo messaggio di saluto dell’Elfo, un arrivederci al successivo Natale.

Non sono mancate, ovviamente, le critiche a questa tradizione anglosassone: alcuni pensano che sia diseducativa per i bambini, perché li spinge a comportarsi particolarmente bene solo in vista dei regali di Natale.
Per quanto mi riguarda, io la trovo bellissima.
In fondo non ci siamo sentiti anche noi dire per anni, in vista del Natale, ‘attento che Babbo Natale ti guarda!’?

In Italia è l’8 dicembre a dare ufficialmente inizio al periodo natalizio, quindi se volete regalare ai bambini una nuova storia e una nuova avventura, su #Amazon potrete trovare sia il kit completo (libro+Elfo) sia il solo Elfo.

Buona attesa del Natale a tutti,
Marghe.

Le nostre anime di notte, Kent Haruf.

Tag

, , , , , , ,

Novembre non si smentisce mai ed ecco che il primo weekend del mese preannuncia pioggia.
Però non lamentiamoci, che fino ad oggi abbiamo avuto uno degli autunni più dolci degli ultimi anni.
Se vi saltano i piani, e la pioggia battente vi costringe a casa, non disperatevi.
Coinvolgendo qualche amico, si può inaugurare ufficialmente la stagione dei giochi da tavolo oppure organizzare una maratona dei film o delle serie tv che più si amano.
Per un solitario e pigrissimo weekend, di quelli da plaid e tisana bollente a guardare la pioggia cadere, ho io quello che fa per voi.

Qualche settimana fa, in una domenica di pioggia che ha fatto saltare tutti i miei piani, mi sono consolata con un libro bellissimo di cui non posso fare a meno di parlarvi.

Me l’ha consigliato Emanuela, libraia de La Librotéca che un anno fa ha aperto a due passi da casa mia, facendomi scoprire non solo un bravissimo autore, ma anche uno stile letterario che incontra perfettamente i miei gusti.

#LeNostreAnimeDiNotte di Kent Haruf è un vero gioiellino, un libro imperdibile e, a mio parere, la migliore lettura che io abbia fatto in questo 2017…e sapete che leggo davvero tanto!


 

Addie e Louis abitano ad Holt, nel Colorado.
Sono entrambi vedovi e vivono da soli. Hanno giornate routinarie e sempre troppo uguali, piene di una solitudine che si ripalesa quando le quotidiane incombenze sono assolte o di notte, nelle lunghe notti che sembrano non passare mai.
Addie e Louis sono vicini di casa. Si conoscono ma non sono propriamente amici.
Nonostante ciò, una mattina Louis trova Addie dinanzi la sua porta.
La donna gli fa una richiesta davvero inaspettata e sicuramente insolita: vuoi passare le notti da me?
Louis, sebbene un po’ reticente, accetta…

Il romanzo è il poetico racconto dell’incontro di due anime, che fanno di una temibile e solitaria notte lo scenario perfetto per le loro narrazioni.
Sarà di notte che Addie e Louis si conosceranno meglio, ma è nella diurna quotidianità che si manifesterà il loro profondo legame e tutti ad Holt non faranno fatica ad accorgersene.
Come reagirà alla cosa la piccola cittadina?
Dove porterà il viaggio di queste due anime?

Con una narrazione priva di fronzoli ma non di bellezza, Kent Haruf ci catapulta ad Holt, facendo sì che il lettore si trovi da subito in medias res della narrazione.
Addie e Lois ci aprono le porte non solo della loro camera da letto, ma anche delle loro vite così comuni…capaci però di compiere scelte così speciali.

E se siete, come me, affascinati dall’atmosfera rarefatta di Holt, continuate a tornare nell’immaginaria cittadina di Haruf anche attraverso la sua Trilogia della Pianura.

Qualcuno di voi l’ha letto?
Vi è piaciuto?
Lasciatemi un commento e fatemi sapere.

Buona lettura, Marghe.

 

Molto forte, incredibilmente vicino. Il libro (e il film).

Tag

, , , , , , , ,

Il 12 settembre 2001 New York si sveglia senza le sue #TwinTowers.

Il 12 settembre 2001 il giovanissimo Oskar Schell si risveglia senza il suo papà.
Thomas Schell è morto proprio il giorno prima e Oskar lo sa perché ha sentito i messaggi che il padre gli ha lasciato in segreteria per salutarlo, mentre la torre gli crollava addosso.

Per un anno Oskar non riesce a parlare dell’accaduto né ad entrare nella stanza di suo padre fino a quando, frugando proprio nel ripostiglio del suo papà, all’interno di un vaso trova un busta contenente una chiave e un bigliettino su cui è scritto ‘black’.

Ricordando le cacce al tesoro che il padre gli organizzava per fargli perdere la timidezza, Oskar si convince che lo sia anche quella e inizia la sua missione per scoprire cosa apre la chiave.
Il ragazzino cerca, innanzi tutto, tutte le persone che a New York hanno Black come cognome e le racchiude in una lista, pronto ad incontrarle tutte per capire se hanno conosciuto suo padre.
Saranno questi incontri la vera avventura di Oskar, che si concluderà con ben più di una scoperta…

Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibily Close) è il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer.

Pubblicato nel 2005, è uno dei primi romanzi a trattare l’ #11settembre.
Oskar è il cuore del romanzo e la sua storia è più che mai attuale.
Egli è il simbolo di tutti coloro -non solo americani- che per le altrui guerre hanno perso d’improvviso -e senza motivo- pezzi di vita e di cuore.
La prosa di Foer, asciutta ma non cruda, vi farà vivere una bellissima storia e vi farà attraversare tutte le sfumature dell’emotività umana, che raggiunge i picchi massimi proprio nel cuore di un bambino.
Il dolore, la disperazione e i dubbi di Oskar sono quelli di tutti coloro che hanno subito una grave perdita.
La sua tenacia e il suo coraggio, sono quelli di tutti coloro che si sono rialzati dopo una brutta caduta.
E i bambini, in questo, sono davvero maestri.

Nel 2011, a dieci anni dai terribili fatti, esce anche il film tratto dal libro, di cui vi lascio qui sotto il trailer.

 

Direzione mare

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Una bellissima foto di Elena Braghieri (se non sapete chi è, rimediate subito dando un’occhiata al suo profilo Instagram @elenabaghieri e al suo blog) è l’ispirazione di questo post.

‘Avrei potuto scattarla io!’ ho pensato nel vederla…ha tutto quello che mi piace dell’estate, tutto quello di cui ho bisogno.
Uno sfondo blu in cui cielo e mare si mescolano fin oltre la linea dell’orizzonte, un assaggio di natura incontaminata in secondo piano e, in primo piano, un cartello di fortuna che indica la direzione mare a chi non avesse ben chiaro dove andare.

L’estate è per me #DirezioneMare.
E non ho bisogno di cartelli che mi indichino la via.
Sono stata una bambina fortunata, una di quelle che al mare ci trascorrevano buona parte dell’estate, in una piccola cittadina senza troppe pretese, in cui si poteva andare in giro da sole perché tutto era molto più sicuro, in cui ti accorgevi di essere cresciuta perché mamma ti lasciava andare -e stare- da sola in spiaggia, sotto l’ombrellone.

Il primo mare da adulta è stato quello calabro su cui si affaccia Tropea, piccola perla italiana: la prima vacanza con le amiche dovrebbe essere come quella che ho avuto io, in una piccola casa quasi in riva al mare, con un bel portico dove mangiare e ridere, fare la lista della spesa e ridere, mettersi lo smalto e ridere, prendere il sole e ridere, bere il caffè e ridere, guardare l’alba e ridere…è lì, dopo un lunghissimo bagno, che mi son guadagnata l’appellativo di Spugna, di cui vado fierissima.

Fra i mari che ho più nel cuore quello siciliano di San Vito Lo Capo e quello della mia bella Ischia, che hanno avuto il merito di vedermi nuotare con le persone giuste con cui condividere tempo e momenti, e quello greco -e inaspettato- di Creta, in cui ho lasciato un pezzo di cuore che tornerò a riprendermi. Indescrivibile.

baia di Kholokhita, Grecia

Ho incontrato l’oceano quattro anni fa ad Apollo Bay, una piccola cittadina lungo la costa australiana, mentre con la macchina percorrevo da Melbourne ad Adelaide la Great Ocean Road.
Era metà settembre e c’era una temperatura media di circa 20°, ma in un secondo ho sfilato le scarpe e bagnato i piedi: acqua gelida ma limpidissima e intenso profumo di iodio.
Se chiudo gli occhi lo sento ancora, forte.

Lorne, Great Ocean Road, Australia

 

‘In una vita precedente devo essere stata una specie di Piccola Flò, un vecchio lupo di mare o una delle meravigliose Tahitiane di Gauguin’ scrivevo qualche sera fa sotto una mia foto su Instagram (se siete curiosi, mi trovate come @marghepet).

O forse il pesciolino pasticcione Flounder amico della sirena Ariel.

Devo essere stata così: una con la pelle di sole e i capelli di sale.

Siamo tutti alla ricerca di #Qualcosa: vi racconto l’ultimo libro di Chiara Gamberale.

Tag

, , , , , , , , , , ,

 

Di Chiara Gamberale non perdo un libro.
Questo da sempre, ma negli ultimi anni riesco a leggerlo appena uscito, facendogli scorrere verso l’alto la sempre lunga pila di libri che ho sul comodino.
Chiara Gamberale mi piace.
Usa le parole in modo diretto e asciutto, senza troppi fronzoli se non necessari. E poi racconta la realtà umana e adulta delle cose e dei sentimenti, con tutte le sue contraddizioni e i suoi dubbi, con tutta quell’affannosa ricerca di…Qualcosa!

Proprio così, #Qualcosa, si intitola il suo ultimo libro.
Se siete dei fan del Piccolo Principe come lo sono io, non potete perdervelo.
E se Il Piccolo Principe non lo avete amato (ma come si fa?) leggetelo lo stesso, perché non lo sapete ancora ma la principessa Qualcosa di Troppo parla anche a voi che la snobbate.

Qualcuno di Importante e Una di Noi, la sua sposa, danno alla luce la loro prima erede, una bambina.
Lei ride troppo, piange troppo, è troppo felice o troppo triste, troppo impegnata o troppo annoiata.
La principessa sente tutto…troppo. Vuole tutto…troppo.
Così il re suo padre decide di chiamarla Qualcosa di Troppo.
Purtroppo però, la morte prematura della sua mamma, la regina Una di Noi, le lascia un buco nel cuore e per la prima volta Qualcosa di Troppo non riesce più a provare emozioni.
Il Cavalier Niente prova a spiegarle quanto anche il non-fare sia importante, soprattutto nei momenti di dolore, ma la principessa si ribella presto anche alla noia e prova a riempire quel buco nel cuore conoscendo nuove persone su Smorfialibro o innamorandosi.
Ma quando i suoi amori le sembrano troppo allegri, tristi o indignati, Qualcosa di Troppo vi pone fine e si lancia in nuove avventure.
Non la abbandona mai, però, una impensabile nostalgia di Niente…

Stop.
Vi ho detto Abbastanza.
Né Poco, né Troppo.
E spero sia il Giusto per farvi venire voglia di leggere il libro, arricchito dalle bellissime illustrazioni di Tuono Pettinato.

Come Il Piccolo Principe, anche #Qualcosa è un libro per tutti.

Per i bambini sarà una bella favola piena di avventure e di personaggi surreali, per noi adulti sarà un utilissimo spunto di riflessione.

Quando avrete finito di leggerlo, pensate a voi stessi: cosa siete in questo momento della vostra vita?
Io sono sicuramente Qualcosa…di Incompiuto.

Se non avete mai ascoltato Chiara Gamberale dal vivo, la trovate sabato 22 aprile a Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria italiana di Milano.
Sarà con Luis Sepulveda per parlare di favole e della realtà che esse racchiudono.
Sala Tahoma, padiglione 4 ore 10.30, non perdeteli!

Chiara Francini e Raoul Bova portano in scena #Due…come noi.

Tag

, , , , , , , , , , , ,

 

Fra i grandi privilegi del vivere a Roma, ma forse ve l’ho già scritto, c’è che mostre, concerti e spettacoli prima o poi passano tutti da qui.
E questa cosa, ovviamente, mi piace molto.
Perché quando ci si sente insoddisfatte anche di una semplice, soleggiata, meravigliosa passeggiata in cui, perdendosi, si scopre qualche nuovo angolo di questa enorme città, si può organizzare altro.
Se poi si trova anche la giusta compagnia, tanto meglio.
Io l’ho trovata in tre ragazze fantastiche che un annetto fa, per la prima volta, mi hanno coinvolta in una loro uscita a teatro.

Qualche sera fa siamo andate al Teatro Ambra Jovinelli per vedere #Due, lo spettacolo di Luca Miniero (al debutto alla regia teatrale) interpretato da Chiara Francini e Raoul Bova.
E se state pensando che Raoul Bova è in realtà il vero motivo per cui siamo andate a teatro, beh sappiate che in parte è vero.
Chi non vorrebbe vedere dal vivo quello che, da adolescente, incarnava l’immagine del ragazzo perfetto, del Principe Azzurro?
Fortunatamente siamo cresciute, e non abbiamo guardato solo lui.

In quella che sarà la loro futura camera da letto, Luca sta montando proprio il letto.
Lui e Paola andranno a vivere insieme ed è quest’ultima ad avviare il dialogo.
Paola è dubbiosa: una scelta così importante fa emergere tutte le sue paure, che sottopone a Luca in una raffica di domande.
Come saranno tra vent’anni?
Avranno dei figli?
Si ameranno ancora come oggi?
Avranno realizzato i loro progetti?
Anche Luca, che non sembra aver mai pensato ad un futuro così lontano, comincia ad interrogarsi, ma le sue risposte arrivano presto e sembrano tutte così semplici…così scontate.
Più il dialogo diventa serrato, più i dubbi di Paola e Luca prendono forma: una serie di sagome in cartonato compaiono sulla scena, e parlano attraverso le voci dei due fidanzati.
Sono le persone che, volente o nolente, fanno parte di una vita a due.
Attraverso esse prenderanno vita alcune conferme ma anche qualche inaspettata sorpresa.

Atto unico di 80 minuti, #Due sa catturare e trattenere l’attenzione dello spettatore.
Perché non solo ciascuna coppia, ma ciascuna essere umano vi si riconosce.
La convivenza e il matrimonio sono, infatti, solo due dei grandi progetti della vita di una persona e, come ciascun nuovo progetto, portano in sé dubbi, perplessità, interferenze esterne ma anche quell’incertezza in grado di aprire la porta delle sorprese.
Raoul Bova è bello come quand’ero adolescente e non se la cava male in teatro, ma la vera protagonista dello spettacolo è Chiara Francini.
Mi piace moltissimo e ne ho sempre apprezzato il talento sia nei suoi ruoli cinematografici che televisivi.
E’ la prima volta che la vedo in teatro e devo dire che le sue doti sono ancora più evidenziate dalla rappresentazione teatrale.
Ironica, a tratti comica, fisica, sarcastica al punto giusto, Chiara Francini riempie la scena con la sua interpretazione di Paola, in cui ogni donna può riconoscere un aspetto di se stessa.
E, a parer mio, appanna -meritatamente- il suo bel compagno di scena.

Troverete #Due in scena fino al 26 marzo all’ #AmbraJovinelli, e può essere un modo piacevole di trascorrere queste prime serate primaverili.