Molto forte, incredibilmente vicino. Il libro (e il film).

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Il 12 settembre 2001 New York si sveglia senza le sue #TwinTowers.

Il 12 settembre 2001 il giovanissimo Oskar Schell si risveglia senza il suo papà.
Thomas Schell è morto proprio il giorno prima e Oskar lo sa perché ha sentito i messaggi che il padre gli ha lasciato in segreteria per salutarlo, mentre la torre gli crollava addosso.

Per un anno Oskar non riesce a parlare dell’accaduto né ad entrare nella stanza di suo padre fino a quando, frugando proprio nel ripostiglio del suo papà, all’interno di un vaso trova un busta contenente una chiave e un bigliettino su cui è scritto ‘black’.

Ricordando le cacce al tesoro che il padre gli organizzava per fargli perdere la timidezza, Oskar si convince che lo sia anche quella e inizia la sua missione per scoprire cosa apre la chiave.
Il ragazzino cerca, innanzi tutto, tutte le persone che a New York hanno Black come cognome e le racchiude in una lista, pronto ad incontrarle tutte per capire se hanno conosciuto suo padre.
Saranno questi incontri la vera avventura di Oskar, che si concluderà con ben più di una scoperta…

Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibily Close) è il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer.

Pubblicato nel 2005, è uno dei primi romanzi a trattare l’ #11settembre.
Oskar è il cuore del romanzo e la sua storia è più che mai attuale.
Egli è il simbolo di tutti coloro -non solo americani- che per le altrui guerre hanno perso d’improvviso -e senza motivo- pezzi di vita e di cuore.
La prosa di Foer, asciutta ma non cruda, vi farà vivere una bellissima storia e vi farà attraversare tutte le sfumature dell’emotività umana, che raggiunge i picchi massimi proprio nel cuore di un bambino.
Il dolore, la disperazione e i dubbi di Oskar sono quelli di tutti coloro che hanno subito una grave perdita.
La sua tenacia e il suo coraggio, sono quelli di tutti coloro che si sono rialzati dopo una brutta caduta.
E i bambini, in questo, sono davvero maestri.

Nel 2011, a dieci anni dai terribili fatti, esce anche il film tratto dal libro, di cui vi lascio qui sotto il trailer.

 

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Direzione mare

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Una bellissima foto di Elena Braghieri (se non sapete chi è, rimediate subito dando un’occhiata al suo profilo Instagram @elenabaghieri e al suo blog) è l’ispirazione di questo post.

‘Avrei potuto scattarla io!’ ho pensato nel vederla…ha tutto quello che mi piace dell’estate, tutto quello di cui ho bisogno.
Uno sfondo blu in cui cielo e mare si mescolano fin oltre la linea dell’orizzonte, un assaggio di natura incontaminata in secondo piano e, in primo piano, un cartello di fortuna che indica la direzione mare a chi non avesse ben chiaro dove andare.

L’estate è per me #DirezioneMare.
E non ho bisogno di cartelli che mi indichino la via.
Sono stata una bambina fortunata, una di quelle che al mare ci trascorrevano buona parte dell’estate, in una piccola cittadina senza troppe pretese, in cui si poteva andare in giro da sole perché tutto era molto più sicuro, in cui ti accorgevi di essere cresciuta perché mamma ti lasciava andare -e stare- da sola in spiaggia, sotto l’ombrellone.

Il primo mare da adulta è stato quello calabro su cui si affaccia Tropea, piccola perla italiana: la prima vacanza con le amiche dovrebbe essere come quella che ho avuto io, in una piccola casa quasi in riva al mare, con un bel portico dove mangiare e ridere, fare la lista della spesa e ridere, mettersi lo smalto e ridere, prendere il sole e ridere, bere il caffè e ridere, guardare l’alba e ridere…è lì, dopo un lunghissimo bagno, che mi son guadagnata l’appellativo di Spugna, di cui vado fierissima.

Fra i mari che ho più nel cuore quello siciliano di San Vito Lo Capo e quello della mia bella Ischia, che hanno avuto il merito di vedermi nuotare con le persone giuste con cui condividere tempo e momenti, e quello greco -e inaspettato- di Creta, in cui ho lasciato un pezzo di cuore che tornerò a riprendermi. Indescrivibile.

baia di Kholokhita, Grecia

Ho incontrato l’oceano quattro anni fa ad Apollo Bay, una piccola cittadina lungo la costa australiana, mentre con la macchina percorrevo da Melbourne ad Adelaide la Great Ocean Road.
Era metà settembre e c’era una temperatura media di circa 20°, ma in un secondo ho sfilato le scarpe e bagnato i piedi: acqua gelida ma limpidissima e intenso profumo di iodio.
Se chiudo gli occhi lo sento ancora, forte.

Lorne, Great Ocean Road, Australia

 

‘In una vita precedente devo essere stata una specie di Piccola Flò, un vecchio lupo di mare o una delle meravigliose Tahitiane di Gauguin’ scrivevo qualche sera fa sotto una mia foto su Instagram (se siete curiosi, mi trovate come @marghepet).

O forse il pesciolino pasticcione Flounder amico della sirena Ariel.

Devo essere stata così: una con la pelle di sole e i capelli di sale.

Siamo tutti alla ricerca di #Qualcosa: vi racconto l’ultimo libro di Chiara Gamberale.

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Di Chiara Gamberale non perdo un libro.
Questo da sempre, ma negli ultimi anni riesco a leggerlo appena uscito, facendogli scorrere verso l’alto la sempre lunga pila di libri che ho sul comodino.
Chiara Gamberale mi piace.
Usa le parole in modo diretto e asciutto, senza troppi fronzoli se non necessari. E poi racconta la realtà umana e adulta delle cose e dei sentimenti, con tutte le sue contraddizioni e i suoi dubbi, con tutta quell’affannosa ricerca di…Qualcosa!

Proprio così, #Qualcosa, si intitola il suo ultimo libro.
Se siete dei fan del Piccolo Principe come lo sono io, non potete perdervelo.
E se Il Piccolo Principe non lo avete amato (ma come si fa?) leggetelo lo stesso, perché non lo sapete ancora ma la principessa Qualcosa di Troppo parla anche a voi che la snobbate.

Qualcuno di Importante e Una di Noi, la sua sposa, danno alla luce la loro prima erede, una bambina.
Lei ride troppo, piange troppo, è troppo felice o troppo triste, troppo impegnata o troppo annoiata.
La principessa sente tutto…troppo. Vuole tutto…troppo.
Così il re suo padre decide di chiamarla Qualcosa di Troppo.
Purtroppo però, la morte prematura della sua mamma, la regina Una di Noi, le lascia un buco nel cuore e per la prima volta Qualcosa di Troppo non riesce più a provare emozioni.
Il Cavalier Niente prova a spiegarle quanto anche il non-fare sia importante, soprattutto nei momenti di dolore, ma la principessa si ribella presto anche alla noia e prova a riempire quel buco nel cuore conoscendo nuove persone su Smorfialibro o innamorandosi.
Ma quando i suoi amori le sembrano troppo allegri, tristi o indignati, Qualcosa di Troppo vi pone fine e si lancia in nuove avventure.
Non la abbandona mai, però, una impensabile nostalgia di Niente…

Stop.
Vi ho detto Abbastanza.
Né Poco, né Troppo.
E spero sia il Giusto per farvi venire voglia di leggere il libro, arricchito dalle bellissime illustrazioni di Tuono Pettinato.

Come Il Piccolo Principe, anche #Qualcosa è un libro per tutti.

Per i bambini sarà una bella favola piena di avventure e di personaggi surreali, per noi adulti sarà un utilissimo spunto di riflessione.

Quando avrete finito di leggerlo, pensate a voi stessi: cosa siete in questo momento della vostra vita?
Io sono sicuramente Qualcosa…di Incompiuto.

Se non avete mai ascoltato Chiara Gamberale dal vivo, la trovate sabato 22 aprile a Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria italiana di Milano.
Sarà con Luis Sepulveda per parlare di favole e della realtà che esse racchiudono.
Sala Tahoma, padiglione 4 ore 10.30, non perdeteli!

Chiara Francini e Raoul Bova portano in scena #Due…come noi.

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Fra i grandi privilegi del vivere a Roma, ma forse ve l’ho già scritto, c’è che mostre, concerti e spettacoli prima o poi passano tutti da qui.
E questa cosa, ovviamente, mi piace molto.
Perché quando ci si sente insoddisfatte anche di una semplice, soleggiata, meravigliosa passeggiata in cui, perdendosi, si scopre qualche nuovo angolo di questa enorme città, si può organizzare altro.
Se poi si trova anche la giusta compagnia, tanto meglio.
Io l’ho trovata in tre ragazze fantastiche che un annetto fa, per la prima volta, mi hanno coinvolta in una loro uscita a teatro.

Qualche sera fa siamo andate al Teatro Ambra Jovinelli per vedere #Due, lo spettacolo di Luca Miniero (al debutto alla regia teatrale) interpretato da Chiara Francini e Raoul Bova.
E se state pensando che Raoul Bova è in realtà il vero motivo per cui siamo andate a teatro, beh sappiate che in parte è vero.
Chi non vorrebbe vedere dal vivo quello che, da adolescente, incarnava l’immagine del ragazzo perfetto, del Principe Azzurro?
Fortunatamente siamo cresciute, e non abbiamo guardato solo lui.

In quella che sarà la loro futura camera da letto, Luca sta montando proprio il letto.
Lui e Paola andranno a vivere insieme ed è quest’ultima ad avviare il dialogo.
Paola è dubbiosa: una scelta così importante fa emergere tutte le sue paure, che sottopone a Luca in una raffica di domande.
Come saranno tra vent’anni?
Avranno dei figli?
Si ameranno ancora come oggi?
Avranno realizzato i loro progetti?
Anche Luca, che non sembra aver mai pensato ad un futuro così lontano, comincia ad interrogarsi, ma le sue risposte arrivano presto e sembrano tutte così semplici…così scontate.
Più il dialogo diventa serrato, più i dubbi di Paola e Luca prendono forma: una serie di sagome in cartonato compaiono sulla scena, e parlano attraverso le voci dei due fidanzati.
Sono le persone che, volente o nolente, fanno parte di una vita a due.
Attraverso esse prenderanno vita alcune conferme ma anche qualche inaspettata sorpresa.

Atto unico di 80 minuti, #Due sa catturare e trattenere l’attenzione dello spettatore.
Perché non solo ciascuna coppia, ma ciascuna essere umano vi si riconosce.
La convivenza e il matrimonio sono, infatti, solo due dei grandi progetti della vita di una persona e, come ciascun nuovo progetto, portano in sé dubbi, perplessità, interferenze esterne ma anche quell’incertezza in grado di aprire la porta delle sorprese.
Raoul Bova è bello come quand’ero adolescente e non se la cava male in teatro, ma la vera protagonista dello spettacolo è Chiara Francini.
Mi piace moltissimo e ne ho sempre apprezzato il talento sia nei suoi ruoli cinematografici che televisivi.
E’ la prima volta che la vedo in teatro e devo dire che le sue doti sono ancora più evidenziate dalla rappresentazione teatrale.
Ironica, a tratti comica, fisica, sarcastica al punto giusto, Chiara Francini riempie la scena con la sua interpretazione di Paola, in cui ogni donna può riconoscere un aspetto di se stessa.
E, a parer mio, appanna -meritatamente- il suo bel compagno di scena.

Troverete #Due in scena fino al 26 marzo all’ #AmbraJovinelli, e può essere un modo piacevole di trascorrere queste prime serate primaverili.

 

#traitdunion

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Ciao a tutti e buon anno!

Che dite? Sono in ritardo?
Forse avete ragione, ma questo è il mio primo post del 2017.

Che ve ne siate accorti o no, sono un po’ di mesi che non scrivo sul blog.
Ci siamo salutati poco prima di Natale per rileggerci oggi.

Questo post farà da trait d’union fra quello che è stato e ciò che sarà.
E sarò breve, lo prometto.

Di ritorno dalle vacanze natalizie, il mio pc ha deciso di abbandonarmi.
Un’agonia non troppo lunga, circa 20 giorni, in cui mi hanno abbandonato prima l’alimentazione, poi la barra dello spazio ed infine alcuni tasti della tastiera.
Ho provato cocciutamente a salvarlo con un nuovo caricabatterie e una nuova tastiera, ma ho fatto appena in tempo a fare un backup dei dati prima di dirgli addio.

Mentre metabolizzavo il lutto per la perdita del computer e rifiutavo qualsiasi suo sostituto, ho comunque continuato a leggere, andare a teatro e al cinema, osservare e scoprire.
Insomma, ho messo a maggese le dita ma non i pensieri.
E quando ho avuto bisogno di appuntarmi qualcosa di cui avrei voluto scrivere, ho scritto a mano sulla mia agenda.

Che bella sensazione la penna che scivola sul foglio di carta e che traccia linee piene di significato…non dovremmo mai perdere l’abitudine di scrivere a mano.

Capriolediparole, dunque, riapre le sue pagine per raccontare, raccontarvi e raccontarsi.

Con un nuovo pc e, forse, anche una nuova testa.
A presto, Marghe.

#capriolediNatale: alcune #storiediNatale da condividere.

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christmastales

 

Pronti all’ultima settimana prima di Natale?
La mia sarà bella intensa: ultimi regali da comprare, qualcuno da confezionare, gli ultimi impegni di lavoro e poi le valigie…direzione famiglia!
Tornerò nella mia città natale per qualche giorno e non ho ancora minimamente pensato a cosa mettere in valigia.
Una cosa per volta e ce la farò.

Cominciamo dall’impegno improrogabile di oggi: l’ultimo appuntamento con le mie –le nostre- #capriolediNatale (almeno per quest’anno).

In questo post nessuna frottola, lo giuro…solo tante storie!
Sono infatti proprio le storie di Natale le protagoniste di oggi.
Libri, film, favole, leggende, tutto va bene quando si parla di racconti di Natale.

Comincerò col suggerirvi un bellissimo libro scelto, acquistato e letto qualche anno fa, per puro caso.
Ricordo che mi erano piaciuti tantissimo sia libro che copertina e me lo sono regalata senza pensarci molto.
L’ho divorato in due giorni e ho scoperto che è un libro per ragazzi solo qualche anno dopo, nel regalarlo alla mia amica Astrid.
Miracolo di una notte d’inverno di Marko Leino mi ha scaldata, conquistata e commossa.
Un libro che merita di essere letto da grandi e piccini e che racconta la vera storia di Babbo Natale senza troppi elementi favolistici ma mantenendo intatta la suggestione che solo le favole sanno dare.

Se poi foste a corto di storie, ho una sorpresa per voi…consideratelo un po’ come il mio regalo di Natale.

Nelle scorse settimane ho cercato, letto, raccolto e riscritto (laddove necessario) alcune storie di Natale. Qualcuna la conoscevo già ma altre -come quella di quando si è ammalato Babbo Natale- le ho lette per la prima volta anche io.
Mi piacerebbe che noi tutti adulti trovassimo il tempo per leggerle insieme ai bimbi che più amiamo in queste sere che precedono il Natale.

Perciò non siate pigri!
Scaricate e stampate le favole che troverete a questo link, per voi stessi e i vostri bimbi o per chiunque vogliate.

E se vi prende la pigrizia, cominciate dall’ultima pagina: lì c’è una storia per tutti noi grandi.

Buon Natale, di cuore!
Margherita

#capriolediNatale: il #ChristmasJumperDay, ottima occasione per far del bene.

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christmas-jumper-day-logo

 

Le #capriolediNatale hanno saltato un turno, quello della scorsa settimana.
Si trascinavano in casa come zombie insieme al cervello che le genera.
Erano finite in una bolla di raffreddore e spossatezza che disgregava le parole, riducendole al loro stato primario di semplici lettere.
Non ve ne siete accorti?
Vi sono mancate?
In entrambi i casi sappiate che la bolla è scoppiata e loro son di nuovo qui.
Beati voi, poveri voi.

Ce l’avete un maglione natalizio stile Mr. Darcy?
Uno di quelli oversize, nei classici toni rosso-verde-bianco…
Uno di quelli che la nonna, la mamma o la zia vi hanno fatto a mano o che vi ha regalato…
Uno di quelli con magari un inguardabile ma buffissimo muso di renna dal naso rosso sul davanti…

Tiratelo fuori, è il suo momento!
E se non ce l’avete, decorate un maglione normale, ma partecipate!
Il 16 dicembre 2016 –DOMANI- è il #ChristmasJumperDay, il #giornodelmaglionedinatale per dirla in italiano.
Save the Children riabilita il buffo maglione natalizio e lo rende protagonista di un’intera giornata per fare del bene ai bambini meno fortunati.
Qui troverete tutte le informazioni dettagliate e le risposte alle vostre domande, io vi faccio una sintesi.

Il 16 dicembre indossate un maglione natalizio, scattatevi una foto e condividetela sui social con l’hashtag #ChristmasJumperDay ed invitate gli altri a fare lo stesso.
Sarà un venerdì, quindi perché non condividere l’idea con gli amici per un aperitivo e un brindisi natalizio o per un #casualfriday in ufficio? Potrebbe aiutarvi il Jumper Kit da richiedere on line.
Contestualmente alla foto e all’evento, RICORDATEVI di fare una donazione a Save the Children al numero 45522 –attivo fino al 25 dicembre da cellulare e telefono fisso- oppure attraverso bonifico bancario o bollettino postale.

Il #ChristmasJumperDay arriva in Italia per la prima volta, cerchiamo di dargli un generoso benvenuto e se non riuscite ad organizzarvi per domani, sappiate che l’iniziativa per ancora molti giorni.

C’è sempre tempo per fare del bene.

Quello che noi facciamo è una goccia nell’oceano,
ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

(Madre Teresa di Calcutta)

#capriolediNatale: have yourself a merry #trendy Christmas…

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betrendy

Dicembre è ufficialmente arrivato, quindi siamo autorizzati a farci pervadere dallo spirito del Natale.
Il Christmas Time, che per grandi linee va dagli inizi di dicembre al Capodanno, è la quinta stagione e si veste seguendo delle tendenze che cambiano di anno in anno.
Non lo sapevate?
Beh neanche io, fino a qualche tempo fa.
Da allora ogni anno mi diverto sempre a capire quanto –e se- le mie scelte sono trendy.

Ecco i #trend2016.

DECORAZIONI&CO: per essere davvero trendy procuratevi decori naturali. Feltro, carta e cartone, bacche, rametti di legno e scampoli di stoffa da riciclare. E se ci create qualcosa di handmade, tanto meglio!
Il bianco, il rosso e il verde bosco restano i colori principali, ma se volete qualcosa di più moderno, allora scegliete il verde tiffany, il viola e l’amaranto oppure abbinate arancio e marrone.
Non vi piacciono le decorazioni tradizionali? Munitevi di metri e metri di lucine o di qualsiasi materiale con cui dar forma al vostro minimal e modern Christmas.

alberonataleluci

MAKEUP&NAILS: osate un make up che vi faccia risplendere! Labbra glitter o preferite un nude make up con tocchi perlescenti. Le vere nails addicted scelgano fra unghie a specchio, #sweaternails e #velvetnails. E se non rinunciate al classico rosso, che sia almeno un #rougenoir.

labbraglitter  sweaternail

TABLESETTING: brindisi con colleghi e amici, pranzi in famiglia, lunghi pomeriggi da dedicare ai giochi. Molte attività a Natale si svolgono intorno ad un tavolo quindi non dimentichiamoci di decorarlo al meglio. Se ai giorni ‘rossi’ sul calendario sono dedicate le tavole più formali, è bene vestire la tavola anche per gli unformal parties. Una tendenza su tutti? Il #tartan, nei toni del rosso! Una bella tovaglia in cotone sarà la tela delle vostre tavole più informali e creerà un clima caldo e accogliente. Oppure lasciate il tavolo nudo e sostituite la tovaglia con delle #tovagliette all’americana o dei #runners in tema.

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REGALI: anche i regali di Natale seguono dei trend e viste le proposte commerciali del periodo, direi che questo sarà sicuramente un #cyberChristmas. Via libera quindi all’ultimo modello di Kindle, alle cuffie a cerchietto per ascoltare la musica con stile o alla spazzola lisciante per chi vuole moderare l’uso della piastra per capelli. Per i gamer più incalliti ci sono, come sempre, Playstation e Xbox con i relativi accessori. Vince su tutti, però, lo Starter Kit di Arduino con cui si impara ad ‘automatizzare’ casa.

VIAGGI: odiate il freddo e a Natale vi rinchiudereste volentieri nella grotta insieme al Grinch? Di pranzi in famiglia e corse ai regali ne avete le tasche piene? Partite! Le mete più gettonate del 2016 sono Canarie e Capo Verde, Sudafrica, Thailandia e Sri Lanka. Se invece decidete di scappare dalla tradizione ma di tollerare il freddo, New York in questo periodo è perfetta!

spiaggiaesotica

Merry #trendyChristmas a tutti!

#capriolediNatale: il #CalendarioDellAvvento.

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A meno che voi non siate il Grinch in persona (e anche in tal caso ci sono buone speranze che vi convertiate al Natale), avrete cominciato a farvi coinvolgere dall’atmosfera natalizia che si respira in giro.

Se siete come me, invece, amanti del Natale, starete già facendo i preparativi.

Gli immancabili, per me, sono:
• Presepe
• Albero, meglio se gigante
• Maglione a tema: perfetti quelli un po’ ridicoli
• Decorazioni varie e lucine
• Regali per chi si ama
• Tempo per la famiglia
• Giochi di società
• Buon cibo
• Film a tema
Calendario dell’Avvento

Tengo particolarmente all’ultimo punto, strumento perfetto per il #countdown di Natale (a proposito, ad oggi mancano 33 giorni) e per creare il giusto clima d’attesa.

Le origini del #CalendarioDellAvvento risalgono alla Germania protestante del 19° secolo, quando i bambini accendevano una candela per ogni giorno del periodo d’Avvento fino alla notte della Vigilia di Natale.
Nei primi anni del 1900, il tedesco Gherard Lang decise di rielaborare una tradizione d’infanzia inventata per lui dalla sua mamma: stanca di sentirsi chiedere tutti i giorni quanto mancasse al Natale, la mamma di Gherard chiuse in 24 sacchettini altrettanti biscotti speziati e ne diede uno al giorno al suo bambino. Allo svuotarsi dell’ultimo sacchettino, sarebbe arrivato il Natale.
Gherard decise di stampare per la prima volta un cartellone con 24 finestrelle –per il periodo dall’ 1 al 24 dicembre- che le mamme avrebbero potuto riempire a loro piacimento.
Dalla Germania, la tradizione del Calendario d’Avvento si è diffusa in tutto il mondo, arrivando fino a noi.

Oggi il Calendario dell’Avvento può avere forme e dimensioni diverse e può contenere non solo i classici dolci, ma anche frasi o citazioni tratte da testi sacri e laici, suggerimenti per quotidiane buone azioni, messaggi d’amore o indizi per una caccia al tesoro.
E sebbene sia destinato in particolare ai bambini, non disdegnate di regalarlo anche a qualche adulto o di condividerlo con tutta la famiglia.

Se siete amanti del #DIY, troverete in rete tutorial per tutti i gusti.
Fra tutti, quello qui sotto è il mio preferito.

 

#maggese

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Il #maggese è una pratica agricola che consiste nella messa a riposo di un appezzamento di terreno per restituirgli fertilità. Il termine indica, per estensione, lo stesso terreno sottoposto a tale pratica, nonché il complesso delle operazioni necessarie per realizzare tale pratica.

Quando a scuola la prof ci spiegò per la prima volta la #rotazionetriennale, ricordo che mi colpì molto la parola maggese. Lunga il giusto, con una doppia g che le dava forza ma non durezza e con una s che addolciva tutto, che quasi preannunciava un lieto fine.
Resta una delle mie parole preferite in assoluto, per tutto quello che racchiude in sé.

Ho presto imparato che le persone, come i campi, vivono periodi di maggese.
Il mio primo periodo di maggese l’ho vissuto tra i 17 e i 18 anni.
Un maggese imprevisto, forzato, odiato.
Un anno duro, complicato, che aveva per me l’aspetto di una montagna innevata da scalare.
E io sono decisamente un tipo da mare.
Non so ancora come, ma sono arrivata in vetta…e l’aria che ho respirato resta la migliore di tutta la mia vita.
Quell’anno di forzato maggese mi ha cambiato RADICALMENTE.
Uno spartiacque netto e violento fra la vecchia e la nuova me.
E ricordo ancora quella strana elettricità che sentivo correre sotto la pelle mentre aspettavo ‘la primavera’.

Sono in maggese anche adesso, mentre mi riempio le giornate di qualsiasi cosa, mentre mi trasformo in un contenitore in cui buttare tutto.
Perché forse l’unica cosa che ho in comune con la ragazzina di tanti anni fa è la pessima accettazione dei periodi di maggese.

SGRUNT!

Se non altro, con l’età, il maggese lo affronto e lo sfrutto meglio.
E cerco di non sprecare l’elettricità che sento sotto pelle, che come fertilizzante prepara la primavera.

Ogni volta ogni maggese che ritorna
a dar vita a un seme
sarà vita nuova anche per me!