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Il Ramadan è il nono mese dell’anno.
Quello nel quale sembra che Maometto abbia ricevuto la rivelazione del Corano “come guida per gli uomini di retta direzione e salvezza” (Sura II, v.185).
Dato che il calendario islamico è composto da 354 o 355 giorni (10 o 11 giorni in meno dell’anno solare), il mese di Ramadan di anno in anno cade in un momento differente dell’anno, e quindi anche in una stagione diversa.
Il periodo dell’anno in cui si celebra il Ramadan è lo stesso in tutti i Paesi islamici. Quello del 2014 inizia domani, e durerà fino al 27 luglio.
Sarà un mese sacro nel quale i fedeli osservanti musulmani dovranno rispettare il digiuno dalle prime luci dell’alba al tramonto. E con digiuno si intende il divieto assoluto di mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali.
Possono astenersi dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, le donne in gravidanza o quelle in periodo di allattamento. Gli esentati dal digiuno dovrebbero però prodigarsi in opere di carità come l’elemosina ai bisognosi o il nutrimento dei poveri.
Il ramadan è quindi un mese di digiuno non solo fisico ma anche spirituale, poiché molte delle attività diurne umane sono sostituite da un’intensa attività di preghiera e meditazione.
Il 28 giugno 2014 a Roma, alle 20.50, la comunità musulmana interromperà il digiuno, iniziato alle 5.36 del mattino, con un dattero o un bicchiere d’acqua, così come vuole la tradizione, per poi dar vita al pasto serale.
Benché il periodo di digiuno sia lo stesso per tutti i fedeli islamici, alcune differenze si riscontrano nei cibi che si possono mangiare quando cala il sole. Ogni Paese ha, infatti, delle particolarità.
Per esempio in Tunisia, Algeria e Marocco viene preparato un cous cous soltanto con l’agnello (non il pollo o il montone) arricchito da uvetta.
In Siria e in Giordania invece si mangiano i “katai”, dolci con ripieno di cocco, nocciole tritate e zucchero.
Durante il Ramadan si bevono succhi di frutta, e nei Paesi del Maghreb quello di liquirizia, che alza la pressione sanguigna, perché chi digiuna ce l’ha più bassa del solito.
Ho un personalissimo ricordo del ramadan.
Nell’estate del 2010 ero a Parigi proprio durante il mese del digiuno (11 agosto- 9 settembre).
Poco prima delle 21 passeggiavo lungo il viale che portava al mio albergo, stanca e desiderosa di una doccia e di un po’ di riposo: Parigi in agosto può non essere caldissima, ma è una città che implica lunghe passeggiate a piedi per poterne godere appieno.
Distratta dai miei pensieri, o semplicemente dalla stanchezza, sono letteralmente sobbalzata quando la serranda di un negozio è stata tirata su a pochi passi da me. Il proprietario era all’interno e in meno di un minuto ha spinto fuori dal negozio due teche in vetro piene di dolci.
Come mosche attirate dal miele, donne velate, uomini e bambini si sono accalcate alle vetrate, comprando e consumando grandi quantità di dolciumi. Ho osservato la scena interdetta, per poi notare la voracità con cui mangiavano.
Era il ramadan, ne ero consapevole e, complice il tramonto, stavano finalmente interrompendo il digiuno, che nei mesi estivi può essere un sacrificio più difficile del solito.
Dispersasi la folla, mi sono avvicinata anch’io e in un maccheronico francese ho acquistato alcuni di quei dolcetti glassati, così lucidi e appetitosi nell’aspetto, che avevo avuto voglia di assaggiare.
Se non vi piace il miele e non amate la cannella, vi sconsiglio vivamente di assaggiarli: ne sono ricchi e possono risultare davvero stucchevoli anche per chi, come me, non disdegna questi due ingredienti nei dolci (seppur in quantità decisamente minori).
Chiacchere ad alta voce, fra bocche piene e labbra sporche, mani vuote che si allungano fin sopra la folla in attesa di essere riempite di ogni bontà, fretta di acquistare per la paura di rimanere a bocca asciutta. Ed io imbambolata, e con le mani appiccicose, ad osservare la scena.
Indimenticabili istantanee di un ramadan parigino.

dolciarabi

 

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