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Un brutto raffreddore -contornato di tosse, mal di testa lancinanti e tracheite- e intensi impegni di lavoro, mi hanno tenuta lontano dalla scrittura, dal pc e dal mio blog. Quando sono raffreddata, infatti, riesco a malapena a leggere ma per nulla a scrivere: il raffreddore e la spossatezza che lo accompagna sono in grado di offuscare qualsiasi mia capacità intellettiva.

Da qualche giorno, pur non ancora in piena forma, mi sento meglio e quando stamane ho realizzato che siamo già a fine gennaio, e che fa davvero un gran freddo, il riferimento ai giorni della merla è stato davvero automatico.

I #giorni della #merla, che per alcuni sono quelli del 29-30-31 gennaio, per altri quelli del 30-31 gennaio e 1 febbraio, sono i giorni più freddi dell’anno.
Avete mai pensato perché si chiamano così?
Moltissimi anni fa, presa da un fortissimo attacco di curiosità conoscitiva, ho fatto una ricerca in proposito e ho scoperto che a questi freddissimi giorni sono legate tantissime storie, tradizioni, leggende.
Vi riporterò qui di seguito tutte le cose che so. Ma se voi avete altre conoscenze a riguardo, raccontatemele nei commenti per favore! Mi piace imparare cose nuove.
Le spiegazioni riguardo i giorni della merla sono davvero tantissime, ma la maggior parte di loro si assomigliano moltissimo. Così ho scelto di riportarvi le tre versioni principali che, di regione in regione, si arricchiscono o impoveriscono di particolari più o meno importanti.
Fra esse, ci sono due bellissime storie che potreste raccontare ai vostri bimbi in sostituzione alle favole classiche.

L’origine della locuzione ‘i giorni della merla’ non è ben chiara. Sebastiano Pauli sostiene che L’origine del dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un Cannone di prima portata, nomato la Merla, s’aspettò l’occasione di questi giorni ne’ quali, essendo il Fiume tutto gelato, poté quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giugnere all’altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una Nobile Signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a Marito, non lo poté fare se non in questi giorni, ne’ quali passò sovra il fiume gelato.

Due storie, danno ai giorni della merla ben altra origine.
La prima narra che tanto, tanto tempo fa a Milano ci fu un inverno molto rigido. La neve scendeva dal cielo e copriva tutta la città, le strade, i giardini. Sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova c’era il nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve. C’era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l’estate. La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi, perché le poche briciole che cadevano in terra dalle tavole degli uomini venivano subito ricoperte dalla neve che scendeva dal cielo.
Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie: “Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un’idea, ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, a fianco a quel camino, così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata”.
E così fu fatto: il nido fu messo vicino al camino e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido, scaldandosi tra loro e anche grazie al fumo che usciva tutto il giorno dal camino.
Dopo tre giorni il papà tornò a casa e quasi non riuscì più a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal camino aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!
Per fortuna da quel giorno l’inverno divenne meno rigido e i merli riuscirono a trovare cibo sufficiente per arrivare alla primavera.
Da quel giorno però tutti i merli nascono con le piume nere e, per ricordare la famigliola di merli bianchi divenuti neri, gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti ‘I tre giorni della merla’.

La seconda, invece, racconta che una merla dal bellissimo piumaggio bianco, era sempre strapazzata da gennaio, mese freddo e scuro, che non aspettava altro che lei uscisse dal nido in cerca di cibo, per scatenare freddo e gelo.
Stufa delle continue persecuzioni, un anno la merla fece provviste che bastassero per un mese intero e poi si rinchiuse nel suo nido. Rimase lì, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che all’epoca durava ventotto giorni.
Giunti all’ultimo giorno del mese, la merla, credendo di aver ingannato il perfido gennaio, sgusciò fuori dal nido e si mise a cantare per prenderlo in giro.
Gennaio, furioso, se ne risentì e chiese tre giorni in prestito a febbraio. Avutoli in dono, scatenò bufere di neve, vento, gelo, pioggia.
La merla si nascose allora in un camino e vi restò ben nascosta aspettando che la bufera passasse.
Trascorsi i tre giorni e finita la bufera, la merla uscì dal camino, ma a causa della fuliggine, il suo bel piumaggio candido si era tutto annerito.
Così essa rimase per sempre con le piume nere e da quel giorno tutti i merli nascono di colore scuro.

Ho scoperto, infine, che in alcuni luoghi, in particolare del Centro-Nord Italia, i giorni della merla sono anche celebrati o festeggiati, da soli o in concomitanza di feste pagane o patronali.
Non vi dirò di più.
Divertitevi a scoprirlo da voi e magari provate a combattere il freddo e il grigiore di questi giorni anche con una bella festa.

Marghe