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Questo post è stato fortemente voluto da MrF. che a metà della proiezione mi ha detto perentorio: “Domani scrivine sul blog!”. Quindi devo –voglio- accontentarlo.

La scena è comune a quasi tutte le case italiane: cena veloce, riordino sommario e collasso sul divano in cerca di un programma tv che ti rilassi…o ti concili il sonno.
Prendo dittatorialmente il comando del telecomando (scusate la cacofonia) e affermo di voler vedere la prima puntata di #NonDirloAlMioCapo, la nuova fiction di #Rai1.
MrF. bofonchia meno del solito e quindi vinco io!

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La trama è semplice:
Lisa (Vanessa Incontrada), 34 anni, milanese trapiantata a Napoli, madre dell’adolescente Mia e del piccolo Giuseppe, si ritrova in un batter d’occhio vedova di un marito che l’ha tradita e lasciata senza soldi e con un’ipoteca sulla casa. Ha in tasca solo la sua laurea in giurisprudenza mai utilizzata. Dopo una serie di colloqui diverrà per pura combinazione l’ennesima praticante dell’avvocato Enrico Vinci (Lino Guanciale), giovane, bello –figo-, affermato, ma contrario all’assunzione di dipendenti con figli.
E allora Lisa mente ed omette la sua maternità, perché di quel lavoro ha disperatamente bisogno.
Marta (Giorgia Surina) è il secondo avvocato dello Studio Vinci. Bella, single, determinata, impeccabile nel look e nell’eloquio, competitiva nel lavoro e nella vita: lei è tutto quello che Lisa non è!
Mentre si destreggia piuttosto maldestramente fra lavoro, figli e bugie, proprio quando tutto sembra essere fuori controllo arriva Perla (Chiara Francini), la dissacrante vicina di casa di Lisa. Cinica, autoironica ma non cattiva, Perla è l’amica che ti smonta in uno schiocco di dita ma ti rimonta altrettanto velocemente.
Ah, a proposito, Perla odia essere definita amica…

Sui casi trattati in ciascun episodio (due per puntata) sorvolerò, perché in prima battuta mi sono sembrati solo un corollario delle storie umane di ciascun personaggio.
La scrittura della serie mi è sembrata, però, un po’ debole.
Una fiction TROPPO fiction.
Va bene la costruzione di una finzione basata su qualcosa di reale, ma l’estremizzazione stavolta non ha funzionato.
Conoscete voi qualche praticante avvocato che in Italia, oggi, percepisce uno stipendio per il suo praticantato? Io no. E ammesso che ci sia, ne conoscete qualcuno che percepisca uno stipendio tale da consentirgli di pagare l’ipoteca –o la rata del mutuo- di una bella e grande casa indipendente, di mantenere due figli in età scolare, una macchina, di pagare le bollette e fare anche la spesa? Maddai!
Potreste venirmi a dire che magari Lisa ha qualche risparmio da parte cui dar fondo ma…no!
Lisa, e lo dice spesso nella prima puntata, è al verde. Per cui niente risparmi.
L’avvocato Enrico Vinci, poi, è troppo ricco, troppo figo e troppo bello per essere vero ed incarna lo stereotipo del bello e dannato per cui tutte noi abbiamo perso la testa almeno una volta nella vita. Ma da adolescenti!

Se la trama mi sembra fare un po’ acqua, invece mi piace moltissimo la caratterizzazione dei personaggi.
Datori di lavoro come #Enrico Vinci ce ne sono, certo, ma nella realtà sono molto meno affascinanti, diciamocelo.
#Lisa è una donna del nostro tempo che, con o senza figli, fatica a farsi apprezzare perché se non è madre magari lo sarà e questo pare sia davvero un problema per chi deve assumerla.
#Marta Castelli, il secondo avvocato dello studio, mi ha fatto pensare ad #Emily de Il diavolo veste Prada, ce l’avete presente? No? E allora rimediate e guardatevi il film.
E poi c’è #Perla: la mia preferita. Reale, disinibita, un pochino cinica e assolutamente not politically correct! Perla è l’amica di cui ogni donna avrebbe bisogno ed è anche la parte di sé che ciascuna di noi troppo reprime.

Non dirlo al mio capo non mi ha entusiasmata, lo avrete capito, ma nemmeno delusa. Seguirò la seconda puntata e, se vi va, ve ne parlerò ancora qui.

Chi di voi ha seguito la fiction? Vi è piaciuta?
Dite la vostra, ch’io ho detto la mia…