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E’ da stamane che i miei polpastrelli fremono.
Ma non è di politica che voglio scrivere.

Virginia,
iniziare una lettera con ‘cara’ mi sembrerebbe davvero incoerente visto che non ti conosco e, pertanto, non mi sei cara.
Nel giorno che ti incorona nuovo Sindaco (rifiuterò sempre quel Sindaca che da stamane leggo sui giornali e ascolto nei Tg) di Roma e primo sindaco donna della Capitale, ti scrivo.
Ma la mia lettera non tratterà di problemi sociali, non suggerirà strategie politiche e tanto meno conterrà insulti.
Queste cose le lascio agli altri, almeno oggi.
Provo ad essere positiva e a sperare davvero che tu riesca a risollevare la bella Roma, mia città d’adozione, anteponendo gli interessi della polis –della città- e dei suoi cittadini agli interessi personali.

Speriamo…

Mentre tu e il tuo entourage lavorate ed io osservo, però, cerca di mettere a tacere il tuo ex marito.
La lettera che ha pubblicato stamane sul suo blog, è il peggior torto che potesse farti!

Se ‘dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna’, per citare il famoso proverbio, è da stamattina che penso non valga lo stesso a parti invertite.

Nel giorno in cui sono il tuo ruolo pubblico e la tua ‘professione’ ad essere sulla bocca di tutti, il tuo ex marito (Andrea Severini, ndr) ha la (poco) brillante idea di pubblicare sul suo blog una lettera aperta per te in cui, con uno dei peggiori amarcord che io abbia mai letto, rievoca il vostro passato (che a quanto pare non è più ‘vostro’ già da un paio d’anni) mentre tu ti occupi del tuo futuro.

Chissà quanti, come me, di lui non sapevano nulla fino a stamane.
E chissà quanto il suo ego maschile abbia rosicato (la lingua romana è perfetta in questo caso) per questo.
Così, in una fintissima attestazione pubblica di stima (e d’amore?), ha provato ad uscire dall’ombra in cui una donna, la sua (ex) donna, lo aveva relegato.

Quel noi, esplicito o sottinteso, di cui è ben farcita la lettera, è come l’anello di ferro che tiene un condannato legato alla sua palla al piede.
Come il nodo che tiene una mongolfiera salda al terreno mentre il vento è propizio per un volo.
Come la pipì di un cane qualunque che cerca di marcare un territorio non più suo, per desiderio di possesso più che per affetto.

Virginia,
diglielo che noi donne ci innamoriamo di chi ci sostiene nell’ombra.
Di chi ci insegna a proteggerci da sole.
Di chi, stando qualche passo dietro noi, ci fa baciare per prime dal sole ma ci guarda scaltramente le spalle.

Diglielo Virgì!
Come donna e come sindaco.