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Una mattina di inizio novembre 2015.
Appuntamento con #ChiaraGamberale, una delle mie scrittrici contemporanee preferite, in uno dei miei luoghi del cuore di Roma.
Non so cosa andrò a fare ma ho risposto di sì ad un suo ‘appello al buio’.
Mi lancio e mi ritrovo accanto a lei, davanti una telecamera, a rispondere ad una domanda…sul sesso.
Ora so cosa prova davvero un pesce fuor d’acqua che si sente morire.
Scappo o resto? Resto.
I due minuti più lunghi della mia vita.
Le mie parole, assieme a quelle di coloro che hanno detto tanti altri sì, saranno in un video (i cui capitoli potete vedere sulla pagina Fb di Feltrinelli o su Youtube) di accompagnamento al suo nuovo libro, uscito lo scorso febbraio con un titolo bellissimo: #Adesso.

Adesso

Ma quant’è bella questa parola?
Quanto poco la usiamo, sempre troppo legati a ieri o protesi al domani?

Anche Lidia e Pietro la usano poco.
Si muovono nell’oggi ma faticano a vivere #adesso.
Sono adulti, con vite piene ma complicate: lei autrice e conduttrice televisiva, lui preside di scuola.
Per Lidia, ieri ha un nome preciso: Lorenzo, l’ex marito trasformatosi in una strana specie di amico. L’uomo con cui la passione e l’amore non ci sono più, ma restano ancora un profondo e sottile legame.
Betti è il passato di Pietro, una ex moglie che ha radicalmente cambiato vita, lasciando soli lui e la loro figlia Marianna.
Lidia e Pietro si scontrano, si incontrano, si amano, si perdono, entrambi incapaci di spezzare i legami che li àncorano al passato, incapaci di riconoscere il presente e di vivere quell’ adesso che potrebbe proiettarli in un domani tutto da scoprire.
Riuscirà la Vita Quella Vera a prendere il sopravvento?

Non vi rivelo nulla, ma vi invito a mettere #Adesso in valigia e a portarlo con voi ovunque andiate. A leggerlo anche se restate.
Perché ha un titolo bellissimo –Adesso per l’appunto- che ci obbliga a rileggere e ripetere, seppur mentalmente, una parola che come Lidia e Pietro usiamo davvero poco.
Perché Chiara Gamberale ha il sapiente dono di narrare la realtà così com’è, dolce o spietata che sia, senza però privarla di un velo di speranza che mai dovrebbe mancare quando si narrano vite umane.
Ed infine perché Lidia e Pietro siamo noi.
Noi che ci incasiniamo la vita, che ci complichiamo l’esistenza, che ci facciamo venire la gastrite per le preoccupazioni.
Noi che, quando ci lasciamo andare cominciamo a vivere e a gioire…adesso!

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