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-Ciascuno di voi si presenti e ci dica due cose di sé che non conosciamo.
-Mi chiamo August ‘Auggie’ Pullman, ho una sorella che si chiama Via, un cane che si chiama Daisy e adoro Star Wars…ops, ho detto tre cose.

Auggie ha 11 anni e risponde così alla domanda che Mr.Browne fa ai suoi nuovi alunni durante il primo giorno di scuole medie.
Quella di Auggie è la normale vita di un ragazzino di undici anni, se non fosse per una evidente deformazione cranio facciale che attira inevitabilmente l’attenzione su di sé.

E Auggie odia gli sguardi della gente e per questo, quando va in giro, indossa spesso un casco da astronauta che lo protegge.

Dopo 27 operazioni e anni di #homescooling con la sua mamma, è arrivato anche per lui il momento di entrare in classe e affrontare insegnanti e compagni di scuola.
Auggie ha paura e ne hanno anche i suoi genitori che hanno preso questa decisione, ma tutti e tre sanno che la socializzazione e il confronto con il mondo esterno sono un passaggio fondamentale per la vita e l’indipendenza di un individuo.

L’avventura di Auggie ha così inizio…

Ho chiesto al mio giovane amico Lorenzo, che come me ha letto #Wonder e ha visto il film omonimo nelle sale in questo periodo, di dirmi cosa ne pensa.
Lorenzo ha 12 anni e il suo sguardo su tutta la storia sarà sicuramente diverso dal mio, che sono un po’ più grande, ma quasi sicuramente più diretto e immediato.

Wonder, scritto da R.J. Palacio, è un libro bello e molto emozionante, mi scrive Lorenzo, anche se in qualche passaggio un po’ triste.
La versione cinematografica della storia è abbastanza fedele al libro, anche se presenta qualche differenza che salta subito agli occhi di chi, come me, ha letto prima il libro e poi ha visto il film:

-nel film non viene citato Christopher, il miglior amico d’infanzia di Auggie
-il personaggio di Summer è meglio sviluppato nel film
-Daisy, il cagnolino di Auggie, ha una storia diversa nella versione letteraria

Lorenzo non vi svelerà altre differenze -gli spoiler proprio non gli piacciono- ma vi invita caldamente non solo a vedere il film ma anche -e soprattutto- a leggere il libro che (udite, udite!) gli è piaciuto anche più del film.

Il mio ‘sguardo adulto’ ha definito la storia di Auggie senza dubbio poetica, sia nella narrazione letteraria che in quella cinematografica
La sindrome di #Treacher-Collins di cui è affetto Auggie, colpisce un bambino su 50mila e causa una deformazione del cranio e del viso piuttosto evidente oltre a innumerevoli problemi funzionali agli organi e ai tessuti da essa coinvolti.
Auggie può entrare per la prima volta in una classe solo dopo 27 interventi (che lasciano evidenti cicatrici sul viso) e un primo ciclo scolastico completato in ambiente domestico con l’aiuto della sua mamma.
Nonostante una spiccata intelligenza e una simpatia fuori dal comune, August deve affrontare gli sguardi e le reazioni di chi, spaventato dalla diversità, arriva a diventare cattivo.
Viene colto dallo sconforto quando subisce i primi atti di bullismo, ma nel confidarsi con sua sorella Via ritrova la fiducia in se stesso e nel rapporto con Jack e Summer, prima, e con tutti i compagni di scuola, poi, il coraggio per affrontare i bulli che lo mettono tanto in imbarazzo.

Non mi dilungherò oltre, potrebbe involontariamente scapparmi qualche spoiler…
Vi invito a leggere il libro e a vedere il film per cogliere tutti gli aspetti di una vicenda importante narrata con poesia e positività.

Se siete curiosi di conoscere tutti i punti di vista della narrazione, fate come vi suggerisce Lorenzo e leggete anche Il libro di Julian, Il libro di Christopher e Il Libro di Charlotte, che adesso trovate editi da Giunti anche in un unico volume, insieme a Wonder naturalmente.

E ricordate che tutti meritano una standing ovation almeno una volta nella vita.
Io sto aspettando la mia e voi?

Buona lettura,

Marghe

 

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