Un giorno pieno di ricordi

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-E’ come andare alla festa di un’amica, che fai non te lo metti il vestito bello?

Sua madre glielo ripeteva ogni anno, quando la mattina del #2novembre le svegliava presto, lei e sua sorella, anche se non c’era scuola.
Colazione, lavarsi e vestirsi: si andavano a trovare i nonni e quegli zii morti così presto, che quasi cominciavano a sbiadire nei ricordi.
Aveva già iniziato a non amare quegli obblighi così formali, ma sapeva che per i suoi genitori erano intrisi di valori ben radicati, di un affetto che non era morto insieme ai loro cari e di un dolore che veniva sopito solo facendo loro visita.
In silenzio, quindi, ed ancora assonnata, provava ad accettare di buon grado quel destino beffardo che aveva puntato la sveglia presto anche se non c’era scuola.
Le scarpe di cuoio, il vestito ‘elegante’ e la pioggia che non mancava mai, degno completamento della mestizia generale.
Lapidi tirate a lucido, illuminate e ricche di fiori; cappelle di famiglia aperte per facilitare il viavai di persone e l’incontro con persone che poco si frequentavano durante il resto dell’anno.
Quasi stentava a riconoscere fosse lo stesso luogo visto la domenica prima quando dopo la Messa, come consuetudine di ogni domenica, si andava al cimitero per un breve saluto a chi non c’era più.

Eppure lei il cimitero, un luogo del quale non aveva mai avuto paura, lo preferiva nelle domeniche e nei giorni normali, quelli in cui c’era pochissima gente e ci si passeggiava all’interno.
C’erano lapidi nuove, quasi ogni settimana, di chi in età diversa lasciava la Terra per volare in Cielo e c’erano le lapidi che lei conosceva a memoria.
Chissà quali storie nascondevano quelle foto, chissà se c’era qualcuno che pregava per loro.
Nei giorni normali non c’erano luci né fiori ad abbellire.
La polvere e i fiori secchi raccontavano che da un po’ non si passava a far visita ai propri cari…ma non per cattiveria o per mancanza d’amore.
Paradossalmente, nei giorni normali, era proprio nei cimiteri che più si celebrava la vita che corre.

Da adolescente c’era stato un periodo di totale rifiuto nei confronti delle tradizionali visite al cimitero. Sua madre in particolare, nonostante l’esplicito disappunto, aveva dovuto accettarlo dopo numerose discussioni.
Ogni anno ci riprovava a convincerla a cambiare idea, ma niente.
Lei si alzava presto, si vestiva un po’ meno a festa, ma faceva altro e al cimitero dai suoi cari ci andava magari nei giorni successivi.

Adesso che è diventata grande e che vive in un’altra città, ripensa a quei ricordi con un sorriso.
Adesso che il Giorno dei Morti non è più un giorno ‘rosso’ sul calendario (e che dovrebbe tornare ad esserlo, perché quella dei morti è una celebrazione non solo religiosa) e che le persone care ad essere andate via sono aumentate, forse non avrebbe alcun problema ad andare al cimitero con i suoi, come quando era bambina.
Ma senza l’abito della festa.

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Come in un romanzo…anzi molto di più! [Buon compleanno Zia!]

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zia

mia sorella, mia zia e me in uno dei memorabili compleanni di zia Rosetta

 

E’ una donna adulta, nubile, che contrastando le più rigide regole sociali vigenti ha scelto il contrario di ciò che da lei ci si aspetterebbe, anteponendo ideali e convInzioni a sciocche convEnzioni.
Conosce perfettamente le regole ma ancor meglio sa come infrangerle con classe.
Nella maggior parte dei casi ha scelto di non sposarsi e tanto meno di aver figli, ma non certo per mancanza d’amore. Nonostante ciò, il destino non manca di mettere sulla sua strada persone di cui doversi prender cura, e spesso sono proprio bambini o giovani.
Importa poco che abbia con loro legami di sangue, saprà costruire con tutti dei forti legami di cuore.

Di bell’aspetto, sempre alla moda, colta, realizzata, la sua casa è piena di grandi meraviglie.
E’ una compagnia perfetta per chiunque, a patto che non le si neghi quella quotidiana dose di solitudine per lei fondamentale.
Bisogna lasciarla libera di viaggiare e scoprire il mondo, per poi vederla tornare ancor più felice di riabbracciare chi ama, con le valigie piene di regali e la bocca piena di racconti.

E’ opportuno sceglierla come alleata in battaglia, perché esserle nemica è una delle peggiori sciagure che ti possa capitare e se vuoi scontrarti con lei, assicurati che le tue argomentazioni siano tante e valide: tollera gli scontri solo se costruttivi e si apre ad un’opinione diversa dalla sua se quest’ultima è sostenuta con forza e decisione.

Da lei riceverai sicuramente le più severe ramanzine –esposte con una dialettica degna dei migliori oratori dell’antichità- ma rigorosamente in privato: davanti al ‘nemico comune’ sarà tuo fedele alleato.

Il migliore avvocato sulla piazza, una banca sempre aperta, il più sopraffino degli chef: per qualsiasi esigenza, lei c’è! Come una madre ma meglio di una madre: ti ricorda che avrai sempre un nido a cui tornare mentre ti da un calcio in culo per vederti volare.
Ti insegnerà l’autonomia e l’indipendenza come una moderna suffragetta, ricordandoti che puoi essere ciò che vuoi ma che è anche giusto lasciarsi guidare da un Dio-Destino che forse sa qual è la strada per te migliore.

Affronterà il dolore e la stanchezza con dignità, disdegnando la sterile autocommiserazione delle più fragili donnicciuole.
E per dimostrare a se stessa che non è poi così vecchia, inizierà e porterà a termine imprese titaniche che solo a pensarle farebbero stancare chiunque…ma non lei!

Più di tutto sarà portatrice sana di allegria e di risate e testimone certa di un’ironia con cui guarda se stessa e il mondo con leggerezza e benevolenza, perché la perfezione non esiste –lei lo sa- ed è bello così.

Nei romanzi classici e nei vecchi film in bianco e nero è la #zia.
Sia essa legata ai protagonisti della storia da un legame di sangue o di cuore, è colei senza la quale non riusciresti a toglierti dai pasticci.

La nostra più grande fortuna è stata –ed è- quella di aver avuto una zia così, degna di un romanzo…anzi, molto di più!

BUON COMPLEANNO, ZIA ROSETTA!
Ti vogliamo bene,
Marghe e Imma.

Harry Potter e la maledizione dell’erede

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C’ero anche io durante la notte bianca che molte librerie Feltrinelli italiane hanno organizzato per celebrare l’uscita di Harry Potter e la maledizione dell’erede.
Un’oretta di fila, sul finire della giornata del mio compleanno.
Non avrei potuto festeggiare in maniera diversa e anche MrF che odia- odia profondamente!- le file, non ha potuto dirmi di no.

Attendevo il libro da quando, a maggio scorso, ne hanno pubblicato in Italia la versione inglese preannunciandone così quella italiana. L’ho divorato in due serate,  mentre a gambe incrociate sul divano bevevo un infuso e mi immaginavo in una delle Sale delle Case di Hogwarts.

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Harry Potter e la maledizione dell’erede è stato definito l’ottavo capitolo della storia del maghetto più famoso al mondo, ma è ben altro.
Chi, come me, ha letto e riletto gli altri 7 libri scritti dalla Rowling, ritroverà ne La maledizione dell’erede moltissimi dettagli delle storie precedenti e potrà fare anche un ripasso di ciò che è stato.
Ma se non avete letto mai prima d’ora alcun libro di #HarryPotter, non temete: riuscirete lo stesso a seguire la storia.
Forse, è vero, godrete meno dei dettagli, ma non risulterà difficile seguire la narrazione.

Narrazione…già.

Il tasto dolente di quest’ottavo Harry Potter è proprio la forma narrativa dello #scriptbook.
Se non lo sapete ancora, ma mi sembra strano, ve lo dico io: Harry Potter e la maledizione dell’erede non è un romanzo ma una sceneggiatura teatrale scritta da John Tiffany e Jack Thorne e basata su una storia originale di J.K. Rowling.

Ma se c’è una storia originale, cara la mia Rowling, non potevi pubblicarla sotto forma di romanzo come hai fatto in passato?
Per quanto la storia narrata non perda di attrattiva, gli amanti delle belle descrizioni dei precedenti capitoli della saga dovranno rassegnarsi ad uno stile ben più asciutto con una nettissima prevalenza di dialoghi.

Harry Potter ha poco meno di quarant’anni e il suo secondogenito Albus Severus si appresta a partire per il primo anno ad Hogwarts.
Albus è così diverso dai suoi fratelli –James e Lily- e si sente molto diverso anche da suo padre Harry, della cui fama sembra portare sulle spalle tutto il peso.
La diversità che Albus sente, si palesa quando il Cappello Parlante lo assegna ai Serpeverde e quando proprio in questa Casa trova il suo migliore amico, Scorpius Malfoy.
Ci vorrebbe una Giratempo per cancellare un po’ della fama di Harry Potter e alleggerire le responsabilità che Albus sente, così pesante da sembrare quasi una maledizione…

Gli affezionati lettori ritroveranno tutti i personaggi della saga di Harry Potter.
Alcuni di essi, cresciuti e cambiati, sono ora il futuro del mondo magico; altri sono parte integrante della magia e delle mura di Hogwarts.
Tutti, indistintamente, paladini del Bene.

#Mommydolls, stile italiano per madri e figlie.

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Pensate al Natale, alla notte di Capodanno, a quella cerimonia cui dovete partecipare, al vostro compleanno da festeggiare.
Se vi state chiedendo ‘Cosa mi metto?’ andate su
http://www.mommydolls.com ed entrate nello shop!

Sono sicura che Annalisa e le sue creazioni hanno quello che fa per voi.
Vi aiuteranno ad essere uniche nei vostri giorni speciali.

Ho scritto così, di getto, qualche giorno fa su Fb per condividere la nascita di un bel progetto tutto al femminile.

Oggi ve lo racconto meglio.

Annalisa è la mente e il cuore di #Mommydolls, un brand tutto Made in Italy nato da qualche giorno e destinato a crescere.

#Mommydolls è il sogno diventato realtà di una giovane e creativa imprenditrice campana che realizza il desiderio di qualsiasi figlia: potersi vestire come la sua mamma.

La moda coordinata madre-figlia, che impazza negli ultimi anni, viene declinata secondo la creatività e il gusto tutto italiano e si veste a festa per i momenti speciali, per le occasioni da ricordare, o per un ricercato street-style.

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#Mommydolls, crea abiti  e accessori coordinati madre-figlia in limited edition, puntando sulla ricercatezza dei tessuti, la sartorialità dei tagli e l’esclusività dei prodotti.

Tutto è realizzato a mano -e in Italia- dalle sapienti mani dei nostri maestri artigiani, quelli che tutto il mondo ci invidia.

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Su http://www.mommydolls.com, di facile fruibilità, troverete tutte le informazioni che cercate.

Annalisa, che vedete in veste di modella insieme alla sua bellissima Sofia per questa prima collezione, cura personalmente tutte le fasi di realizzazione delle sue creazioni, mescolando sapientemente la sua esperienza imprenditoriale ad un’ innata creatività.

E se quello che desiderate non è ancora stato realizzato ma è ben chiaro nella vostra testa, correte nella sezione Wear Your Dream.

Compilando il form predefinito potrete aiutare Mommydolls a contattarvi e a realizzare il vostro desiderio.

E’ questo il vero non plus ultra di Mommydolls!

Ora tocca a voi, mamme, zie, nonne, fare shopping insieme alle vostre bambine!

E restate aggiornati attraverso la pagina Facebook e il profilo Instagram ufficiale del brand.

 

 

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‘Io prima di te’, il libro.

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Come va questo lunedì di ripresa?

Io ricomincio tutto, con lentezza ma ricomincio.
Anche il blog riapre e per un’ inizio al meglio, vi racconto una delle mie letture estive, perfette anche per questa coda d’estate.

Fra i libri che ho messo in valigia per Creta –viaggio di cui vi parlerò presto-, c’è stato anche il famosissimo bestseller #IoPrimaDiTe di Jojo Moyes.
Uscito in Italia a gennaio 2013, ne ho visto subito le grandi pile in libreria ma l’ho sempre un po’ ignorato perché non è il mio genere di lettura.
Ma giovedì 1 settembre esce il film in Italia, come da oltre due mesi ci ricorda incessantemente ogni tipo di pubblicità, ed andrò a vederlo: sono troppo curiosa di osservare come se la cava la ‘madre dei draghi’ Danaerys (se non seguite Il trono di spade non potrete capire, sorry!) al cinema.

Louisa ha 26 anni e vive in una piccola cittadina di provincia. Ha una famiglia, un fidanzato, un lavoro nel Cafè della città. Quando però il Cafè chiude e lei si ritrova senza lavoro, una delle sue certezze vacilla e le tocca ricominciare. All’agenzia per l’impiego Lou non sa dire cosa davvero sa –e vuole fare-, così si ritrova a provare strani lavori.
L’ultimo, fra tutti, la vuole come badante di un tetraplegico.
Lou, rassegnata e disperata, accetta.
Il suo ‘lavoro’ si chiama Will, è paralizzato dal collo in giù, scorbutico, taciturno e…giovane.
Will non è, infatti, il solito vecchietto ma un bell’uomo di 35 anni.

Bene, se siete un po’ avvezzi come me alle storie, probabilmente lo sviluppo della vicenda non vi sarà difficile da immaginare. Se siete delle inguaribili romantiche, poi, vi si starà già scatenando la fantasia.
Per quanto Io prima di te non sia proprio il mio genere di lettura, devo ammettere che non mi sono pentita di averla affrontata.
Ho letto le 396 pagine in due giorni anche se ho trovato la prima metà della narrazione un po’ lenta.
Lou e Will sono due personaggi agli antipodi che si guardano con diffidenza senza risparmiarsi battute al vetriolo, che rendono vivaci i dialoghi e non eccessivamente smielata la trama.
Il centro della storia, però, non sono loro ma l’ handicap di Will, che in alcuni passi viene trattato con la franchezza, la sincerità e la realtà con cui dovrebbe sempre essere trattato.
Vi ho incuriosito?

Buona lettura e buona visione.

#StorieOlimpiche: lo stile libero di #FedericaPellegrini.

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19.15 ora locale…poco dopo la mezzanotte ora italiana.
Lo so che è tardi ma tanto fa caldo, è venerdì e si è tutti più o meno in ferie, quindi non ci sono scuse: accendete la tv e guardate la Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Rio 2016.
Rai 2 è la rete olimpica ufficiale, ma troverete le gare anche sulle altre reti Rai.

Quando vedrete sfilare la squadra olimpica italiana -e la nostra #portabandiera Federica Pellegrini-applaudite più forte anche se siete a casa perché per Federica oggi è un giorno davvero speciale: è il suo compleanno.

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Beh, voi lo ricordate il vostro ventottesimo compleanno?
Ce l’avete un compleanno davvero indimenticabile?
Quello di Federica Pellegrini sarà sicuramente questo e noi dobbiamo fare il tifo per lei.

Specialista in stile libero, dorso e staffette, un palmarès invidiabile e due #record nei 200 e 400 m sl, conseguiti nel 2009.
Federica in acqua ci è praticamente nata e ha saputo fronteggiarla anche quando, invece di farla galleggiare, quella stessa acqua la spingeva giù.

Chissà, se sfilando con il Tricolore, ripenserà alla #bulimia che per due anni ha segnato la sua vita di adolescente o alle crisi d’#ansia che sembravano annunciare un prematuro ritiro.
Chissà se ripenserà alla #consapevolezza che ha avuto nell’accorgersi che qualcosa non andava e al #coraggio dimostrato nel chiedere aiuto.
Chissà se ripenserà alla #felicità di aver sconfitto i suoi due mostri e di aver stabilito due record mondiali.
Io credo di sì, perché quando si cammina in avanti, non si dimenticano mai del tutto le tappe fondamentali della strada già percorsa.

Federica Pellegrini è stata una ragazza come tante e per questo la sua storia di cadute e riprese può essere uno sprone per le adolescenti di oggi -giovani donne di domani- al coraggio, alla tenacia e al miglioramento.
Alta, bella, sportiva, comunicativa, fashion addicted, pluritatuata: anche nell’aspetto Federica Pellegrini incarna l’immagine della donna contemporanea che, con equilibrio, affianca al successo lavorativo (sportivo, in questo caso) la sua femminilità.

Per conoscere un po’ di più la nostra portabandiera, atleta e non solo, vi consiglio tre libri dallo stile agile e veloce che non mancano, però, di profondità.

Letture perfette per l’estate…olimpica!

FP3 FP2 FP1

Anna Marchesini e Marta Marzotto: #Moscerine e #SmeraldiAcolazione.

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Lo scorso weekend, l’ultimo di luglio, ha portato via dalla scena pubblica italiana due personaggi importanti.
Due donne.
Apparentemente agli antipodi ma entrambe fuori dal comune.

Marta Marzotto e Anna Marchesini.

Non starò qui a dettagliarvi le loro biografie- Wikipedia vi darà le informazioni che cercate- ma a parlarvi del loro comune tratto di narratrici.

I libri che vi consiglio questa settimana, da leggere magari quest’estate, hanno Anna e Marta come autrici.

Il primo, #Moscerine, scritto da Anna Marchesini, è stato pubblicato da Rizzoli nel 2013 ed oggi lo trovate nella collana BUR ad un prezzo piccolissimo.
Le #moscerine sono l’imponderabile della vita. Sono l’imprevisto che scombussola l’esistenza. Sono piccoli, impercettibili cambiamenti che, con la grandezza di un moscerino appunto, si intrufolano nelle trame sempre uguali della nostra vita e crescono da dentro, cambiandone il corso. Le #moscerine sono diverse, ce n’è una per ciascuna storia raccontata nel libro di Anna Marchesini.
Nei suoi racconti dal sapore dolceamaro si riconosce la verve che ha sempre contraddistinto non solo il personaggio, l’attrice, ma anche la persona, a testimoniare che un talento vero si riflette in ogni ambito della narrazione e dell’esistenza.

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I caftani colorati e i brillanti gioielli sono il segno, più che della indiscutibile ricchezza, dell’ incredibile luce e dell’allegria che Marta Marzotto era in grado di trasmettere.
Della sua vita si conoscono i tratti biografici ufficiali e qualche pillola di gossip che la vuole sposa del conte Umberto Marzotto, musa e amante di Renato Guttuso e di Lucio Magri, amica di Pertini.
Amatissima dalle sue nipoti e da chiunque venisse in contatto con lei, anche a me, che la guardavo in tv o sulle riviste, ha fatto sempre una gran simpatia.
Il suo impegno sociale, resta tangibile nel supporto di associazioni per la ricerca sulla fibrosi cistica –di cui sua figlia Annalisa, scomparsa nel 1989, era affetta- e nella lotta alla camorra, che nel 2000 le vale la nomina a cittadina onoraria di alcuni comuni del casertano.
Il successo dell’eccesso. Esiste un vero dandy? (Milano, Bompiani, 1986) e Una finestra su Piazza di Spagna. La mia vita. (Milano, Sugarco, 1990) sono due dei suoi libri.
Il terzo, #SmeraldiAcolazione. Le mie sette vite, è stato pubblicato nel giugno 2016 e pare sia fondamentale per conoscere le storie più private della Contessa pubblica.

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#Libri per l’estate: #Adesso, il nuovo romanzo di Chiara Gamberale.

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Una mattina di inizio novembre 2015.
Appuntamento con #ChiaraGamberale, una delle mie scrittrici contemporanee preferite, in uno dei miei luoghi del cuore di Roma.
Non so cosa andrò a fare ma ho risposto di sì ad un suo ‘appello al buio’.
Mi lancio e mi ritrovo accanto a lei, davanti una telecamera, a rispondere ad una domanda…sul sesso.
Ora so cosa prova davvero un pesce fuor d’acqua che si sente morire.
Scappo o resto? Resto.
I due minuti più lunghi della mia vita.
Le mie parole, assieme a quelle di coloro che hanno detto tanti altri sì, saranno in un video (i cui capitoli potete vedere sulla pagina Fb di Feltrinelli o su Youtube) di accompagnamento al suo nuovo libro, uscito lo scorso febbraio con un titolo bellissimo: #Adesso.

Adesso

Ma quant’è bella questa parola?
Quanto poco la usiamo, sempre troppo legati a ieri o protesi al domani?

Anche Lidia e Pietro la usano poco.
Si muovono nell’oggi ma faticano a vivere #adesso.
Sono adulti, con vite piene ma complicate: lei autrice e conduttrice televisiva, lui preside di scuola.
Per Lidia, ieri ha un nome preciso: Lorenzo, l’ex marito trasformatosi in una strana specie di amico. L’uomo con cui la passione e l’amore non ci sono più, ma restano ancora un profondo e sottile legame.
Betti è il passato di Pietro, una ex moglie che ha radicalmente cambiato vita, lasciando soli lui e la loro figlia Marianna.
Lidia e Pietro si scontrano, si incontrano, si amano, si perdono, entrambi incapaci di spezzare i legami che li àncorano al passato, incapaci di riconoscere il presente e di vivere quell’ adesso che potrebbe proiettarli in un domani tutto da scoprire.
Riuscirà la Vita Quella Vera a prendere il sopravvento?

Non vi rivelo nulla, ma vi invito a mettere #Adesso in valigia e a portarlo con voi ovunque andiate. A leggerlo anche se restate.
Perché ha un titolo bellissimo –Adesso per l’appunto- che ci obbliga a rileggere e ripetere, seppur mentalmente, una parola che come Lidia e Pietro usiamo davvero poco.
Perché Chiara Gamberale ha il sapiente dono di narrare la realtà così com’è, dolce o spietata che sia, senza però privarla di un velo di speranza che mai dovrebbe mancare quando si narrano vite umane.
Ed infine perché Lidia e Pietro siamo noi.
Noi che ci incasiniamo la vita, che ci complichiamo l’esistenza, che ci facciamo venire la gastrite per le preoccupazioni.
Noi che, quando ci lasciamo andare cominciamo a vivere e a gioire…adesso!

#(u)Berlin: postcard from Germany.

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#Berlino mi ha conquistata in una fredda sera di inizio gennaio del 2010 e continua a conquistarmi ad ogni mio ritorno.
È una cittá strana Berlino.
Una cittá europea completamente diversa dalle altre.
Per un’italiana come me, abituata all’arte, agli antichi edifici e a centri storici che sembrano immagini di inizio secolo, Berlino è un altro mondo.
Di ciò che c’era prima della Seconda Guerra Mondiale è rimasto ben poco.
I grandi monumenti dall’aspetto antico, che in cittá si mescolano alle moderne costruzioni, sono frutto di una meticolosa #ricostruzione -fedelissima all’originale- che il popolo tedesco ha messo in atto a partire dal 1945. Ció che vi sembrerá dell’epoca passata – e il #CastelloDiCharlottenbourg ne è prova lampante- è in realtá non piú vecchio di sessant’anni.
Lo ripeto a chiunque la visiti: Berlino la si odia o la si ama.

Io, perlopiú, la amo.

Negli inverni gelidi e nelle estati con 20 gradi e un sole primaverile, fresche al punto giusto per poter visitare la cittá in lungo e largo senza patire il caldo o il freddo.
La amo per il meltin’ pot di etnie, che permette di non guardare con stupore una pelle particolarmente scura o una donna dal capo velato.
La amo perchè ho visto donne libere di prendere la metro a tarda notte, in minigonna, senza la paura che qualcuno posi su di loro occhi…e mani.
Amo #Alexanderplatz, cosí moderna da sembrare futuristica. Il #Duomo dalle cupole verdi. Quel monolite che è la #PortaDiBrandeburgo.

Berlino non è perfetta, anzi.
In piú punti della cittá, con monumenti e musei -uno per tutti il #MuseoDellOlocausto– vengono ricordati gli Ebrei che per volere della Germania, patria del Nazismo, videro la morte.
Ci sono ancora resti di quel #muro che come riga su un foglio, in una notte, divise una cittá, un popolo, delle famiglie. E quando passo al #CheckPointCharlie, i miei piedi si mettono sempre a cavallo di quella linea che divise l’Est dall’Ovest.

Invisibile eppure così sconcertante.

Negli ultimi tempi, credo che una piccola percentuale della difficile situazione italiana sia causata anche da una Germania che troppo determina le sorti dell’ UE e che noi poco sappiamo contrastare.
Ma è indubbio: la cittá funziona, vive, è ordinata.

A ritornarci, perciò, mi sento come colui che prende la medicina sia per impegnarsi a guarire, sia per ammettere a se stesso la propria malattia.

Prime nuvole sui #Raggi di sole. Storia dell’ennesimo uomo che non riesce a veder brillare una donna.

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E’ da stamane che i miei polpastrelli fremono.
Ma non è di politica che voglio scrivere.

Virginia,
iniziare una lettera con ‘cara’ mi sembrerebbe davvero incoerente visto che non ti conosco e, pertanto, non mi sei cara.
Nel giorno che ti incorona nuovo Sindaco (rifiuterò sempre quel Sindaca che da stamane leggo sui giornali e ascolto nei Tg) di Roma e primo sindaco donna della Capitale, ti scrivo.
Ma la mia lettera non tratterà di problemi sociali, non suggerirà strategie politiche e tanto meno conterrà insulti.
Queste cose le lascio agli altri, almeno oggi.
Provo ad essere positiva e a sperare davvero che tu riesca a risollevare la bella Roma, mia città d’adozione, anteponendo gli interessi della polis –della città- e dei suoi cittadini agli interessi personali.

Speriamo…

Mentre tu e il tuo entourage lavorate ed io osservo, però, cerca di mettere a tacere il tuo ex marito.
La lettera che ha pubblicato stamane sul suo blog, è il peggior torto che potesse farti!

Se ‘dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna’, per citare il famoso proverbio, è da stamattina che penso non valga lo stesso a parti invertite.

Nel giorno in cui sono il tuo ruolo pubblico e la tua ‘professione’ ad essere sulla bocca di tutti, il tuo ex marito (Andrea Severini, ndr) ha la (poco) brillante idea di pubblicare sul suo blog una lettera aperta per te in cui, con uno dei peggiori amarcord che io abbia mai letto, rievoca il vostro passato (che a quanto pare non è più ‘vostro’ già da un paio d’anni) mentre tu ti occupi del tuo futuro.

Chissà quanti, come me, di lui non sapevano nulla fino a stamane.
E chissà quanto il suo ego maschile abbia rosicato (la lingua romana è perfetta in questo caso) per questo.
Così, in una fintissima attestazione pubblica di stima (e d’amore?), ha provato ad uscire dall’ombra in cui una donna, la sua (ex) donna, lo aveva relegato.

Quel noi, esplicito o sottinteso, di cui è ben farcita la lettera, è come l’anello di ferro che tiene un condannato legato alla sua palla al piede.
Come il nodo che tiene una mongolfiera salda al terreno mentre il vento è propizio per un volo.
Come la pipì di un cane qualunque che cerca di marcare un territorio non più suo, per desiderio di possesso più che per affetto.

Virginia,
diglielo che noi donne ci innamoriamo di chi ci sostiene nell’ombra.
Di chi ci insegna a proteggerci da sole.
Di chi, stando qualche passo dietro noi, ci fa baciare per prime dal sole ma ci guarda scaltramente le spalle.

Diglielo Virgì!
Come donna e come sindaco.